Il Pd sotto choc, Massimo Cacciari all'attacco: "È stato un suicidio"

Casson ringrazia su Twitter, l'ex sindaco se la prende con la politica "vecchia". Moretti: "Ripartiamo dal territorio". Zoggia: "Il Pd si è demolito da solo"

Tanta amarezza in casa del centro-sinistra il giorno dopo la sconfitta alle urne. Lo sconforto si leggeva nelle facce dei candidati molto prima dei risultati definitivi, mentre Pellicani già parlava di ricostruzione: intanto alcuni nel Pd hanno iniziato a puntare il dito contro Felice Casson, anche se sembra che siano proprio i democratici quelli usciti più malconci dalle urne. Casson si fa sentire solo dopo le 15 e affida a Twitter la sua unica dichiarazione, per ora: "Ringrazio tutti i cittadini che hanno sostenuto il nostro progetto di città". Ma l'intervento più "rumoroso" arriva da Massimo Cacciari, colui che per dieci anni è stato alla guida della città e che ancora più a lungo ha avuto un ruolo di primaria importanza nel destino del capoluogo lagunare. E ci va giù duro, contro una politica e delle scelte che alla resa dei conti si sono rivelate fallimentari.

Cacciari non risparmia nessuno: definisce "un crimine" aver perso la città e un"perfetto suicidio" la strategia messa in atto dalla dirigenza politica del centro-sinistra. Senza contare i "molti errori compiuti in campagna elettorale". Sulla candidatura di Felice Casson ha già detto la sua in diverse occasioni, ora lo ribadisce a ragion veduta: sbagliato far concorrere il senatore, "persona onesta ma senza la capacità di attrarre voti". E comunque un esponente della "vecchia" politica, cui il filosofo rimprovera di non essere stata in grado di rinnovarsi, qui a Venezia. Una candidatura rischiosa, l'aveva definita, lui che nei mesi scorsi aveva esplicitamente appoggiato Nicola Pellicani. E il risultato, secondo Cacciari, mette ulteriormente in luce come i partiti ormai siano superati, inesistenti a livello locale. Adesso, dopo una "sconfitta meritata", secondo l'ex sindaco è il momento per il centro-sinistra veneziano di ripartire dalle facce nuove e lasciare a casa "i vecchi": sarà "una stagione lunga e faticosa".

Alessandra Moretti, candidata sconfitta a presidente della Regione Veneto, commenta: "Il Pd deve ripartire con un lavoro sul territorio, meno giochi di potere interno e soprattutto il ritorno del merito alla base della selezione di una nuova classe dirigente. Il valore di Felice Casson è evidente a tutti, dare a lui la colpa di questa sconfitta a Venezia sarebbe grottesco. La costruzione delle prossime vittorie passa inevitabilmente attraverso il rinnovamento e l’innovazione, ma non possiamo rassegnarci che a vincere siano i fabbricatori di slogan e di paure". Davide Zoggia, deputato veneziano del Pd ed esponente della minoranza dem, parla invece di sconfitta epocale ma anche prevedibile, visti gli esiti del primo turno: "Casson ha fatto tutto il possibile, ma il Pd non ha saputo compattarsi. Sulla sconfitta pesa l'atteggiamento di chi ha parlato male del proprio stesso partito durante la campagna elettorale, una sorta di autoflagellazione".

Un commento sulle "colpe" della sinistra arriva anche da Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e sottosegretario all'Economia che alle elezioni comunali ha messo il suo nome in una delle liste a sostegno di Francesca Zaccariotto: "Congratulazioni a Luigi Brugnaro. A Venezia non ha perso il Governo e non ha vinto il centrodestra. Ha perso, meritatamente, il Pd veneziano che si è arroccato a sinistra e soprattutto che aveva fallito in città, come per altro aveva riconosciuto pubblicamente in campagna elettorale anche Renzi". "I simboli del centrodestra antigovernativo tutti insieme arrivano a malapena al 16% - rileva Zanetti-. Lo stesso Brugnaro in campagna elettorale si è più volte definito renziano e non a caso, nella veste di sottosegretario, uno dei due veneziani presenti al governo, l'ho sostenuto apertamente al ballottaggio. A riprova della assoluta trasversalità e civicità - conclude - di questa vera e propria rivoluzione politica veneziana".

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