Una politica ecologista per mettere al riparo la "casa comune"

La lista regionale Europa Verde con Bettin e Bonelli. «Sì all'industria riconvertita, no all'inceneritore e al consumo di suolo. Bisogna rallentare»

Angelo Bonelli e Gianfranco Bettin

Sarebbe quasi tardi per seguire l'onda verde della Germania, della Francia e dei paesi impegnati in una svolta ecologica, mentre «in Veneto il consumo di suolo ha raggiunto l'estensione di 4 grandi città, 217 mila ettari perduti a favore della cementificazione», racconta il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, intervenuto giovedì a Mestre per la lista regionale Europa Verde. «In questa regione il dissesto idrogeologico non è frutto del caso, e neanche lo è il maltempo degli ultimi giorni a Verona. Chi governa ha una responsabilità drammatica nei confronti delle generazioni future. A volte azioni dirompenti per difendere l'ambiente sono necessarie», dice Bonelli commentando l'occupazione della sede di Ecoprogetto Veritas a Fusina del mattino, da parte di alcuni comitati contro il termovalorizzatore. Un pensiero al candidato presidente regionale della coalizione Arturo Lorenzoni, ricoverato al reparto Infettivi a Padova per le conseguenze del Covid. «A lui va la nostra vicinanza e un abbraccio».

I candidati 

Tra i 9 candidati di Europa Verde in regione c'è anche il presidente di municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, anche capolista di Verde Progressista, lista che sostiene Baretta. Con lui Franca Marcomin, Maria Chiara Tosi, Francesco Vendramin, Eugenia Fortuni, Andrea Bortolato, Annamaria Del Grande, Giorgio Sarto e Valentina Fanti. A Venezia il tema ambientale è storicamente legato alla composizione tra industria e lavoro. «Bonificare Porto Marghera vuol dire lavoro, come pure convertire le industrie, rigenerare il complesso urbano, risanare l'ecosistema lagunare: tutto ciò che serve per migliorare la nostra "casa comune", è a vantaggio dell'ambiente e l'ambientalismo non è contro l'industria. Serve un nuovo modo di fare e rigore nel rispetto delle regole per scoraggiare i reati ambientali. Legge speciale, con un investimento forte, e rilancio del territorio - dice Bettin, «no all'inceneritore di Fusina. Nel 2104 è stato chiuso quello vecchio che bruciava e inquinava. Abbiamo riorganizzato il sistema di raccolta dei rifiuti con le filiere certificate e differenziate, abbiamo il record per conferimento in discarica e ora Regione e Comune tornano a bruciare gli scarti, cambiando la linea che ci ha portati a essere virtuosi. Inaccettabile».

La sanità, la maternità

«L'idea è che sia necessario rallentare», dice Eugenia Fortuni, «Lo Stato e la politica devono creare le condizioni per mettere alla portata di tutti le tecnologie che permettono un progresso compatibile con l'ambiente». Verde è anche giustizia sociale, uguaglianza, «superamento delle distorsioni sociali», spiega la coordinatrice locale dei verdi, Luana Zanella. «Non c'è rivoluzione ecologica se non ponendo rimedio alla disoccupazione femminile, giovanile, alla fuga di cervelli: occorre pensare a un buon, nuovo lavoro sicuro». Franca Marcomin è ecologista dal 1985, quando si iniziarono a vedere i verdi alle amministrative. Per 42 anni ostetrica, si appassionò a una nuova idea di maternità, di parto e di scelte dalla madre per la nascita dei figli. «Nel '90 in regione presentammo una proposta di legge per l'umanizzazione degli ospedali, mentre un movimento iniziava a crescere attorno alle medicine alternative, ai nidi, contro le posizioni rigide delle madri durante il parto, l'eccessivo ricorso ai farmaci. Mi attraeva la proposta che sconvolgeva i paradigmi della politica e dell'ambiente». 

Ciclabili e mobilità sostenibile

Ambiente sano passa attraverso la sostenibilità e la mobilità compatibile. «Il sindaco Brugnaro ha continuato un lavoro sulle ciclabil, mentre i monopattini elettrici senza alcun controllo dell'impatto sulla viabilità sono una contraddizione - continua Bettin -  A Mestre le ztl sono state cancellate, la visione generale non è cambiata». Lunedì aprono le scuole: «non c'è una rete di ciclabili che colleghi agli istituti e abbiamo avuto indicazione di accompagnare i figli in auto - afferma la candidata Maria Chiara Tosi - Dove non ci sono le ciclabili vere si possono fare le zone 30 con fasce salva ciclisti che hanno la precedenza su tutti gli altri mezzi. Serve una presenza ecologista strutturata, cambiando le politiche sul territorio e penalizzando l'uso dell'automobile. Se in questo momento si va a comprare una bici da Scavezzon a Mirano, o ad aggiustarla, c'è la fila. Le richieste di acquisto con la fattura per accedere all'ecobonus sono alle stelle. La domanda c'è ed è forte, è il contesto che manca e la città ancora a misura di macchina».

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