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Area ex Umberto I, archivio

Area ex Umberto I, archivio

Padiglioni e aree ex Umberto I del Comune: «ridarli in uso alla città»

Sono il Pozzan, De Zottis e Cecchini, la Casa delle suore, la chiesa neogotica e l’ex direzione sanitaria oltre a 18 mila metri quadri di superficie. Comitati e gruppi consiliari: «Danno erariale»

Un'area di 17.717 metri quadri e i padiglioni Pozzan, De Zottis e Cecchini. Oltre al complesso della Casa delle suore con la chiesetta neogotica e dell’ex direzione sanitaria su via Antonio da Mestre. Per i comitati cittadini e i gruppi consiliari d'opposizione (Tutta la città insieme, Verde progressista, Pd e M5s), che su questi immobili del compendio Ex Umberto I di Mestre sono tornati a chiedere conto al Comune, si tratta di: «beni sottratti all'utilizzo pubblico». Rientrano infatti, si legge nell'interrogazione che i consiglieri (Giovanni Andrea Martini, Gianfranco Bettin, Sara Visman, Monica Sambo, Alessandro Baglioni, Alberto Fantuzzo, Giuseppe Saccà, Paolo Ticozzi ed Emanuela Zanatta) hanno rivolto a Ca' Farsetti, nel protocollo d'Intesa che il Comune stipulò con il privato nel 2013, in base al quale dovevano essere ceduti all'amministrazione in cambio di alcune varianti urbanistiche a favore della proprietà (che era la società Dng). 

«L’allora commissario straordinario del Comune aveva previsto che il trasferimento dei beni immobiliari avvenisse entro il 30 giugno 2015, condizionato alla cancellazione delle ipoteche entro il 30 giugno 2016. Nell’ipotesi di risoluzione del contratto il Comune avrebbe revocato le varianti». All’epoca dei fatti la Dng che aveva comprato l'area ex Umberto I per 56 milioni, poi fallì. E quando successivamente il Comune tentò di rientrare in possesso di quegli immobili, non riuscì per via delle ipoteche delle banche a garanzia del finanziamento fatto a Dng. Né le varianti furno revocate. «Ora quell'area non è più in queste condizioni, e occore tornare a discutere di quei beni», ha commentato la consigliera Sara Visman.

Dopo l'abbandono dell'area, durato alcuni anni, il patron dei supermercati Alì di Padova, Francesco Canella, si è presentato all'asta pubblica del luglio 2019 e si è aggiudicato l'ex Umberto I per 26 milioni di euro. Su quei terreni il 14 settembre scorso Canella, assieme al sindaco Luigi Brugnaro, ha presentato un progetto generale, denominato Castelvecchio, con l'obbiettivo di fare un piano dettagliato entro il 2021. Della destinazione dei padiglioni non si è parlato. L'amministrazione ha però garantito, «la ferma intenzione di conservarli per dargli nuova vita e far convivere il vecchio con il nuovo». Si è anche previsto il rifacimento del ponte, una superficie di vendita di 2.500 metri quadrati, un comparto residenziale di circa 15 mila metri quadrati, un ampio parco e aree pedonali, di circa 25 mila metri quadrati «interamente fruibili dalla città».

«Riteniamo sia ipotizzabile un danno erariale — ha commentato la capogruppo Pd Monica Sambo — perché l’accordo prevedeva che tutte le varianti venissero revocate dal Comune, in caso di mancato adempimento del privato. Mentre così non è stato. E le varianti hanno aumentato il valore dell’area». Ora, dopo l’acquisto da parte di Canella, comitati e i gruppi politici tornano a chiedere degli immobili, del «diritto al godimento pubblico - dice il consigliere Giovanni Andrea Martini - mentre continua la sottrazione di spazi ai cittadini». «E del valore storico», afferma il Comitato ex Umberto I.  L’assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin sulla questione non si esprime: risponderà «per iscritto all’interrogazione». 

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