Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Fermata del cracking di Marghera al ministero. Venturini chiede certezze e occupazione

L'assessore comunale allo Sviluppo a Roma: «Ho chiesto al governo garanzie sui tempi previsti di qualsiasi procedimento. Non si può pensare di superare l'attuale situazione nell'insicurezza»

Raffineria di Porto Marghera, archivio

È durato dalle 18 alle 20.30 di stasera il tavolo sulla chimica al ministero dello Sviluppo economico. La convocazione, con l'impegno del governo e il coinvolgimento dei territori e delle parti sociali, era stata sollecitata dai senatori Pd fra i quali Andrea Ferrazzi, capogruppo dem veneziano in Commissione Ambiente. Il viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin ha previsto la partecipazione di Eni, delle Regioni del quadrilatero padano (Venezia, Ferrara, Mantova e Ravenna), dei sindacati. In rappresentanza di Porto Marghera, sede dell'impianto cracking che Eni ha annunciato di voler fermare nella primavera del 2022, c'era l'assessore comunale Simone Venturini. «È fondamentale l’impegno diretto del governo per una politica industriale in grado di creare ricchezza, lavoro e sostenibilità - ha esordito Pichetto Fratin - Il governo sta seguendo con molta attenzione i piani di Eni e di Versalis. Auspico si possa lavorare a un piano industriale che preveda investimenti nell'ottica di una necessaria transizione ecologica ed energetica, garantendo al tempo stesso occupazione e mantenimento dell'indotto, con l'obiettivo di rafforzare la competitività e la sostenibilità della chimica in Italia». Insieme a Pichetto Fratin, al tavolo interministeriale sulla chimica, il sottosegretario alla Transizione ecologica Vannia Gava.

«Tre i punti sottolineati - ha detto l'assessore comunale Simone Venturini - Il primo è legato al fatto che qualsiasi attività di riconversione industriale debba essere garantita nei tempi e nel saldo occupazionale. Sappiamo che a Marghera fare le cose non è semplice e quanto governi e ministeri abbiano accumulato negli anni ritardi sulle attività. Ho chiesto che il governo sia garante, per qualsiasi procedimento autorizzato, dei tempi previsti. Ho ribadito che non si può pensare di superare l'attuale situazione chiudendo senza sicurezze. Le stesse che devono essere presenti per il saldo occupazionale a Porto Marghera. Non solo per i posti di lavoro diretti, ma anche per l'indotto e la qualità dei ruoli occupazionali. Infatti, periti chimici con grande preparazione non hanno la stessa qualifica di altri tipi di mansioni che potrebbero essere proposte. Tutto questo in un ambito generale di Porto Marghera cui questo governo speriamo voglia interessarsi con la ripresa delle attività precedenti: bonifiche, protocollo fanghi, marginamenti, tempi certi e cabina di regia unica: tutti temi rimasti, con il precedente governo, fermi sul tavolo».

«La distanza fra Eni e parti sociali permane - ha commentato il funzionario nazionale Uiltec Maurizio Don - I sindacati hanno ribadito i dubbi sulle tempistiche dei progetti della società, che dovrebbero sostituire le attività esistenti: si parla del 2024. Eni annuncia quasi 500 milioni di investimenti a Porto Marghera, ma sappiamo che tra autorizzazioni e avvio di nuove lavorazioni i tempi sono lunghi. Abbiamo chiesto di tenere in marcia il cracking fintantoché i progetti nuovi non siano pronti e non ci siano tempi morti. Questo darebbe garanzie di continuità produttiva per l'area padana. Bene il tavolo permanente per costruire un piano industriale della chimica per tutto il paese - ha detto Don - Ma si deve con tutte le forze evitare che scompaiano processi industriali come sta accadendo, con un impoverimento del tessuto industriale complesso italiano». Per Eni erano presenti, come in audizione alla Camera del 20 aprile scorso, l'ad di Versalis, Adriano Alfani, e Giuseppe Ricci, direttore generale Energy Evolution di Eni.

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