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Campo Santa Maria Formosa, archivio

Campo Santa Maria Formosa, archivio

Baretta, bilancio sul governo di Venezia: «Le risposte alla città sono venute da noi»

«Prima e dopo l'esecutivo giallo-verde. Brugnaro? La spinta propulsiva sta esaurendosi, la laguna è contendibile». A Comune e Regione: «Non abbiamo detto no ai 150 milioni chiesti»

Annuncia il Comitatone «che sarà prima dell'arrivo a Venezia del ministro Paola De Micheli, previsto a marzo», e la sospensione dei passaggi delle grandi navi lungo il canale della Giudecca, «almeno 500, la metà, che possono essere dirottati già da quest'anno», ma traccia anche un bilancio del governo della città, il sottosegretario al ministero dell'Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta, al circolo del Partito Democratico di Santa Maria Formosa, mercoledì sera. «Venezia è contendibile - afferma -. Brugnaro ha un forte impatto popolare ma la spinta propulsiva sta esaurendosi per via del bilancio di sostanza dell'Amministrazione: i flussi turistici non sono stati gestiti. Porto Marghera: siamo al capolinea, non si vede la svolta. L'equilibrio tra città storica, isole, terraferma e Città Metropolitana non è stato gestito in termini di possibilità di sviluppo, poi lo schiacciamento a destra. Le risposte alla città sono venute da noi - dice Baretta - prima e dopo il governo Conte 1. Durante non ce ne sono state».

Le regionali

Il sottosegretario spiega che invece è più difficile affermare che la Regione sia contendibile. Tuttavia, «il modello Zaia sarà ricordato per i presepi, la difesa dei confini e la bandiera veneta ai neonati, mentre 70 comuni del Veneto hanno ancora l'acqua inquinata, la Sanità va bene ma cresce fortemente la quota privata, il consumo di suolo è tra i maggiori, le olimpiadi ci sono grazie al fatto che lo stato ha messo i soldi e il governatore da due anni conduce una battaglia sull'autonomia che non ha portato ad alcun risultato».

Ricadute del Mose

Il Comune, attraverso il sindaco Brugnaro ieri, e la Regione, in occasione della riunione in Prefettura oggi, mercoledì 22 gennaio, sono tornati a chiedere i 150 milioni della legge speciale per Venezia. «Il bonus c'è - dice Baretta - 265 milioni nella precedente e 60 milioni stanziati: sono 300 milioni già dedicati, mentre quelli già approvati nel frattempo vengono erogati. I finanziamenti per il Mose ci sono. Attraverso questi fondi ci sono ricadute positive sulla città: marginamenti e innalzamento delle fondamenta. I fondi non servono solo alle paratoie ma per il miglioramento del piano di intervento. Non basteranno questi soldi - ammette Baretta - ma questo è oggetto di una discussione. Non abbiamo detto No a ulteriori finanziamenti. Anziché polemizzare, ragioniamo come abbiamo fatto durante il Comitatone del 20 dicembre», dice rivolgendosi alle istituzioni locali.

Sostenibilità

La grande sfida, anche economica, è quella della sostenibilità. «A Venezia ne sappiamo qualcosa», dice Baretta. La città risente e ha risentito del cambiamento climatico e non a caso abbiamo deciso di mettere qui il comitato internazionale per il controllo del clima, che ha un primo finanziamento pubblico. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha citato Venezia nel discorso di fine anno». Ci sono già due incontri previsti nei circoli del Pd in merito: in quello del 7 febbraio, con Andrea Ferrazzi e Andrea Martella, si parlerà di green new deal e opportunità lavorative che possono derivare dalle nuove prospettive legate all'ambiente. «Per Venezia possono significare - dice il segretario del Pd Venezia Giorgio Dodi - aumento di residenzialità ma anche abbandono della monocultura turistica, che espone a maggior fragilità. Il governo ha a cuore Venezia - continua Dodi - ma i fondi che arrivano vanno in mano a una Amministrazione comunale che non ha alcun visione della città. Ci sono progetti faraonici come il ponte tra San Giuliano e i Pili o il ponte dei morti, e misure che non hanno alcun legame le une con le altre».

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