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Sblocco del protocollo fanghi, Martini: «Rischio ambientale, non c'è da gioire»

Il consigliere comunale (Tutta la città insieme!): «Pericoloso via libera allo scavo del Vittorio Emanuele e al ritorno delle crociere in Marittima»

«Non c'è da gioire ma da riflettere». Così il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini all'indomani dello sblocco del protocollo fanghi per la laguna, con la firma del decreto anche da parte del ministero della Salute, dopo quello dell'Ambiente. «Rischio ambientale e pericoloso via libera allo scavo del Vittorio Emanuele sono i due temi da valutare - commenta - La possibilità di movimentare e riutilizzare i sedimenti di classe "B" non è una buona notizia perché si tratta comunque di fanghi tossici e non sappiamo quali effetti producano sulle persone che vengono a contatto con essi». Per quelli di classe "C" non c'è un sito di stoccaggio individuato, prosegue Martini: «questa scelta dovrebbe essere chiara fin dall'inizio, visto che vi si concentreranno materie pericolose e nocive».
 
Il protocollo per permettere di scavare i fondali della laguna era quello che tra gli altri il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro aspettavano da tempo. «L'obbiettivo - per Martini - è quello di facilitare il traffico navale commerciale e tornare, attraverso il Vittorio Emanuele, a portare la crocieristica in Marittima. Passa così che la logica vince, ancora una volta, rispetto a quella del rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini. Il lavoro è come sempre l’alibi che permette tutto».

Questo modo di pensare per il capogruppo di "Tutta la città insieme!" ha fatto abbassare di 12-13 centimetri la città quando, nel secolo scorso, le attività industriali prendevano acqua direttamente dalla falda. «Oggi comprendiamo tutti bene cosa significherebbe per Venezia avere quei centimetri in più, giusto? Ma noi continuiamo imperterriti a comportarci allo stesso modo. Non importa che si smuovano fanghi tossici per allargare il Vittorio Emanuele, non importa che si alterino nuovamente le correnti delle acque, non importa che tornino i mastodonti in Marittima, tanto chi fa i soldi mica vive lì, a due passi dai condomini ambulanti».

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