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"Serve un nuovo centrosinistra esterno al Pd", Mognato lascia il Partito Democratico

Il parlamentare veneziano in una lettera spiega le ragioni dello strappo: "Attendere il congresso non sarebbe servito. Da lunedì aderirò al Movimento Democratico e Progressista"

"Care compagne e cari compagni", inizia così la lettera di Michele Mognato che venerdì sera ha annunciato al circolo di appartenza la sua fuoriuscita dal Partito Democratico. Una scelta ponderata e dolorosa da parte del parlamentare: "Si tratta di una decisione maturata dopo una fase di riflessione - dichiara - Era mia intenzione completare il 'cosiddetto' percorso congressuale e conseguentemente valutare se esistessero ancora le condizioni per riconoscermi in questo partito. Ho invece deciso di compiere ora questa scelta perché con il passare dei giorni ho avuto la conferma che questo congresso in realtà è stato pensato come una campagna elettorale e non come un confronto di idee".

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La speranza era riposta nella possibilità di una discussione "vera" all'interno del Pd, che per l'ormai ex esponente Dem non ci sarebbe stata. Da lunedì, dunque, Mognato aderirà al gruppo parlamentare “Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista” (su Twitter la nuova realtà politica l'ha già accolto a braccia aperte). "Sono giunto alla conclusione che la progressiva evoluzione del Pd - ha sottolineato il deputato veneziano - ha allontanato gli elettori e non è più in grado di dare rappresentanza complessiva al centrosinistra anche con un’ambiguità sui nostri riferimenti sociali e sulle nostre alleanze politiche. È necessario costruire un nuovo centrosinistra nazionale in netta discontinuità con le scelte degli ultimi anni e con una forte tensione inclusiva nei confronti delle istanze sociali". 

Lo strappo è arrivato ora, per certi versi inaspettato, senza attendere il congresso: "Non mi illudevo che fosse sufficiente un'assise congressuale di partito per dare una qualche risposta - conclude Mognato - ma la strada scelta porta, anche a sinistra, il confronto prevalentemente sul terreno della competizione personale. Dobbiamo chiederci perché le nostre riforme non hanno avuto ricadute elettorali positive e il nostro paese non è più equo di tre anni fa, se non nel campo dei diritti civili: non è poco, ma non è neppure abbastanza. Sulle sconfitte di questi anni è prevalsa una sorta di rimozione che insieme alla rottamazione anche delle culture fondative ha via via rinsecchito la cultura pluralista del centrosinistra; anche questo ha aumentato la mia estraneità al Pd".

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