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Caso Mose, per l'arresto di Galan la Giunta chiede altri sette giorni

Dopo l'audizione dell'ex presidente della Regione Veneto l'organo per le autorizzazioni a procedere ha domandato un'altra settimana

Giancarlo Galan

La sorte di Giancarlo Galan, ex presidente della regione Veneto e indagato nell'ambito del caso Mose, è appesa alla decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera, che dovrà stabilire se concedere o meno l'arresto dell'ex governatore, come richiesto dai magistrati. Mercoledì, dopo aver ascoltato per circa due ore l'accusato, i membri dell'organo di sicurezza del Parlamento avrebbero deciso di chiedere più tempo per valutare i fatti.

LA DIFESA DI GALAN: "SU DI ME SOLO BALLE"

ENTRO I TERMINI - La domanda di “eventuale” allungamento dei tempi per l'esame della richiesta di arresto avanzata nei confronti di Galan è stata deliberata dalla Giunta che potrebbe lavorare quindi fino all'11 luglio (e non fino al 4). “Di fatto l'11 giugno è la data dell'ultimo invio alla Camera delle carte da parte della magistratura e quindi - ha detto ai giornalisti il presidente Ignazio La Russa - sarebbe pienamente rispettato il termine dei 30 giorni previsti dal regolamento in caso di richiesta di arresto. Formalmente il termine scadrebbe il 4 luglio, noi chiederemo alla presidente Boldrini una proroga in via precauzionale di sette giorni perché non vogliamo andare oltre l'11 luglio. Non c'è bisogno né di correre né di rallentare. Noi – ha concluso La Russa - non dobbiamo decidere in base all'indignazione popolare”.

GALAN PUNTA IL DITO: "I SOLDI LI PRESE MINUTILLO"

INDAGINE “BEN FATTA” - La Giunta comunque “si sta comportando con rigore ed equilibrio”. A specificarlo è il relatore del caso, Mariano Rabino (Sc), che ha preso la parola dopo l'audizione dell'ex governatore: “Ora cominciamo ad avere un quadro completo; l'impressione è che l'indagine sia ben costruita. È probabile che nella settimana che viene faremo due sedute, un dibattito e una votazione per andare poi in aula prima dell'estate, sicuramente prima dell'11 luglio”. Anche secondo Rabino, quindi, si rispetterebbero i tempi senza però forzarli.

PARLA GALAN: "NON HO MAI PRESO UN SOLDO"

NESSUN BISOGNO – Diversa ovviamente la posizione dello stesso Galan, che dopo la sua audizione ha risposto alle domande della stampa con fare sicuro: “Non mi sento perseguitato dai magistrati ma credo che oltre all'arresto chiesto dalla Procura nei miei confronti ci siano almeno altre otto misure in grado di tutelare quello che i magistrati vogliono tutelare con il mio arresto. Spero che prima che da politici io sia giudicato, rispetto al tema della sussistenza o meno dal fumus persecutionis, da uomini e donne. Sono tutti deputati preparati – ha specificato Galan - e capaci di valutare e giudicare se c'è il fumus persecutionis, ed io ritengo che ci sia, perché come ho detto alla stampa e nelle memorie difensive, non c'é nessun motivo di chiedere l'arresto”.

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