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Marco Milanese (Foto di TM News)

Marco Milanese (Foto di TM News)

Milanese parla al gip: "Io accusato per coprire i traffici di Mazzacurati"

L'ex deputato del Pdl sostiene che l'ingegnere l'avrebbe "messo in mezzo" per giustificare il prelievo dei soldi dalle casse del Consorzio Venezia Nuova

Dopo l'arresto è la volta dell'interrogatorio, e anche per Marco Milanese, ex deputato del Pdl finito in carcere con l'accusa di aver ricevuto tangenti nell'ambito dell'inchiesta sul Mose, lunedì è stato il giorno del colloquio con il gip. L'ex braccio destro di Giulio Tremonti è stato ascoltato per circa due ore nelle sale del carcere di Santa Maria Capua Vetere, a Caserta, con lui c'era il suo avvocato, Bruno Larosa.

ACCUSE E TANGENTI - Milanese ha pesantemente criticato la sua ordinanza di custodia, a suo parere “emessa da un giudice incompetente” e ha chiesto di poter ascoltare le registrazioni delle intercettazioni che lo coinvolgono e su cui si fondano le esigenze cautelari. La sua richiesta è stata però respinta, visto che il pm non era in possesso degli atti in questione. L'ex parlamentare ha poi negato di aver ricevuto tangenti sostenendo tra l'altro di non aver potuto interferire su un finanziamento di 400 milioni di euro e di non aver avuto alcun ruolo nelle procedure. Alla domanda del giudice sui motivi per i quali l'ingegnere Mazzacurati lo avrebbe accusato, Milanese ha detto di non poter esprimere alcun giudizio in merito, ma ha ricordato che da alcune notizie di stampa emergerebbero intercettazioni in cui Mazzacurati si riferisce all'acquisto di un appartamento in piazza di Spagna a Roma di 250 metri quadri affermando che sapeva "come fare uscire fuori i soldi dal Consorzio". L'ipotesi prospettata da Milanese è quindi che il numero uno del Cvn abbia sostenuto di aver versato tangenti per giustificare i soldi presi dal Consorzio per acquistare l'appartamento. L'ipotesi dell'ex deputato, quindi, ignora il fatto che, stando alle indagini della Guardia di Finanza, Mazzacurati aveva a disposizione ingenti somme "in nero" derivate dalle fatture false e gonfiate per i materiali da costruzione. Al termine dell'udienza Larosa ha chiesto nuovamente al gip la scarcerazione del suo assistito.

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