Politica San Marco / Calle Riva Carbon

L'addio di Orsoni: "Il Comune del tutto estraneo alla vicenda Mose"

Il sindaco dimissionario fa di nuovo capolino a Ca' Farsetti e affida alla rete interna le sue dichiarazioni conclusive. Poi saluta i dipendenti

Orsoni rientra a Ca' Farsetti dopo i domiciliari

Il suo ultimo messaggio, quello che chiude il mandato (in anticipo), ringrazia e saluta tutti, Giorgio Orsoni l'ha dedicato ai dipendenti di Ca' Farsetti, quei lavoratori a cui per quattro anni si è affidato per realizzare quello che era il suo progetto di città, gli stessi che più di una volta sono scesi nei campielli e nelle calli del centro storico per protestare proprio contro il sindaco. Il primo cittadino dimissionario giovedì è finalmente tornato a Ca' Loredan e, dopo un paio di incontri di rito anche per preparare l'arrivo del commissario prefettizio (atteso in riva del Carbon già da martedì), ha voluto rilasciare le sue dichiarazioni conclusive attraverso la rete interna dell’amministrazione, spendendo una manciata di ultime parole per ribadire, come riportano i quotidiani locali, la totale estraneità del personale comunale con la vicenda del Mose.

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VITTIME INCOLPEVOLI – L'ormai ex sindaco della laguna apre il suo intervento con parole amare, sottolineando come l'esperienza di governo cittadino si sia dovuta chiudere anticipatamente poiché “si è voluto fare apparire che le azioni delittuose compiute da alcuni personaggi che hanno speculato sulla città, fossero in qualche modo riferibili anche a me e di conseguenza all’azione amministrativa della città”. Orsoni spiega di aver già respinto le accuse rivoltegli “nelle sedi giudiziarie adeguate e con le modalità più opportune”, quello che invece gli “preme particolarmente sottolineare” nella sua ultima lettera è “la completa estraneità dell’amministrazione comunale a qualsiasi indagine sulla vicenda Mose: né gli amministratori, né i dipendenti di qualsiasi livello sono stati nemmeno sfiorati da tale inchiesta”. Insomma a Ca' Farsetti non si trovano colpevoli, eppure, come rimarca l'avvocato veneziano, la vicenda Mose ha decapitato la macchina comunale, andando anche a penalizzare il lavoro dei tanti dipendenti di Ca' Loredan e lasciando i cittadini in uno stato di incertezza e con servizi fondamentali a rischio. In pratica Orsoni punta il dito, quasi accusando la Procura di aver messo in ginocchio la città, ma poi i toni si smorzano e le recriminazioni appena accennate lasciano il passo ai saluti di rito: il sindaco commenta il lavoro eccellente di tutti i dipendenti comunali, evidenziando i principi di “trasparenza e rigore amministrativo” che contraddistinguono da sempre Venezia; infine, quasi come un maestro che lascia la classe, Orsoni si congeda invitando i vari membri di Ca' Farsetti a impegnarsi “per instaurare un rapporto sempre umano con i cittadini”, “che si aspettano un’amministrazione efficiente, ma soprattutto 'amica' disponibile e partecipe delle loro esigenze, come vuole una democrazia compiuta, nella quale il cittadino sia il 'soggetto' e non l’oggetto dell’esercizio delle funzioni pubbliche”.

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