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Bus del trasporto pubblico locale Actv Venezia

Bus del trasporto pubblico locale Actv Venezia

Actv, mozione unitaria del Consiglio per evitare la disdetta degli integrativi

I tre emendamenti Avm (Fratelli d'Italia, Partito Democratico e M5S) uniti dopo una capigruppo. L'ira di Bettin per il mancato accoglimento del sindacato: «Grave precedente». L'azienda: «Siamo in uno scenario da tempesta perfetta»

Da tre a una sola mozione unitaria per Avm Actv, dopo una capigruppo con sospensiva di un'ora del Consiglio comunale ieri, giovedì 18 febbraio, per mettere mano e limare il testo. Fratelli d'Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle avevano presentato tre emendamenti diversi, dopo la disdetta da parte dell'azienda del trasporto pubblico locale degli integrativi in busta paga e degli accordi di secondo livello, il 26 gennaio scorso.

I partiti hanno ripreso, secondo diverse modalità, le richieste avanzate da tutte le sigle sindacali confederali e di base del trasporto pubblico veneziano (tpl) durante lo sciopero dell'8 febbraio scorso, a San Giuliano e al Tronchetto. Obiettivo: portare Actv a ritirare la disdetta. Ma dopo il nulla di fatto due giorni fa al tavolo in prefettura con Avm, il Comune, la Regione e le sigle, quest'ultime si sono prese qualche giorno per decidere come mandare avanti la protesta. A maggioranza in Consiglio (con due consiglieri che non hanno partecipato al voto, terra e Acqua e M5S), e per impegno precedente del prefetto stesso, si è deciso di chiedere ulteriori finanziamenti al governo per il tpl locale veneziano, riconoscendo la specificità lagunare (30 milioni già predisposti, 15 liquidati, 10 milioni di copertura della Zappalorto spostati ad Avm e altri 40 da coprire), a «prevedere nuovi e cospicui ristori per tutta la filiera turistica, la cui ripresa genererà positivi ritorni anche per il settore del trasporto pubblico e a invitare inoltre tutte le parti in causa sul territorio, azienda e organizzazioni sindacali, a sedersi quanto prima al tavolo contrattuale per evitare la disdetta di tutti gli accordi integrativi aziendali di secondo livello e relativi atti modificativi e integrativi, rilevato che il contratto collettivo nazionale degli autoferrotranvieri internavigatori non viene rinnovato dal 2017».

Il "precedente"

Durante la seduta, il consigliere comunale Verde Progressista, Gianfranco Bettin, ha definito: «precedente grave il fatto che la maggioranza di destra del Consiglio comunale abbia impedito all’unico sindacato che l’aveva chiesto di partecipare e intervenire in Consiglio comunale sul punto della disdetta unilaterale del contratto integrativo (la Filt Cgil di Valter Novembrini). Si tratta - ha concluso - dell’ennesima dimostrazione della prepotenza della maggioranza di Venezia, che deve trovare l’adeguata risposta politica e civile».

La "tempesta perfetta"

«Siamo in uno scenario da tempesta perfetta. I bilanci del gruppo soffrono di un serio problema di deficit», ha detto il direttore Amministrazione, Finanza e Controllo Avm, Mauro Luigi Valenti. «Avm ritiene giusto richiamare alla responsabilità le parti sociali alla luce della difficile situazione economica e finanziaria in cui le aziende del gruppo versano, considerando la volontà di preservare posti di lavoro e natura pubblica come richiesto dall'amministrazione comunale». Il personale (3.100 dipendenti), precisa Avm, rappresenta una quota pari al 55% dei costi complessivi, «con valori unitari più alti rispetto allo standard rilevato a livello nazionale e regionale. La crisi sta continuando ad avere pesanti ripercussioni. La disdetta della contrattazione di secondo livello, in particolare con le regole di lavoro che si porta dietro e che generano extra costi specifici, è solo uno dei tanti interventi del piano più generale che prevede di incidere sulla struttura aziendale. Continuando a rifiutare il confronto, i sindacati si assumono una grossa responsabilità davanti ai lavoratori che rappresentano. Se accetteranno di sedersi al tavolo della trattativa riusciremo a trovare insieme l’accordo più opportuno per entrambe le parti. Il primo aprile è dietro l'angolo, non c'è spazio per proroghe. Ora è tempo per il buonsenso».

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