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Una delle installazioni del 2010

Una delle installazioni del 2010

"Chi uccide la Biennale di Venezia?", dura polemica dagli architetti fiorentini

L'Ordine di categoria toscano chiede lumi sul perché non sia ancora stato nominato il curatore del padiglione Italia della kermesse sull'architettura: "Il tempo stringe, ciò porterà problemi"

"A quattro mesi dall’inaugurazione della Biennale dell’Architettura di Venezia l’Italia, paese organizzatore dell'evento, non ha ancora scelto chi curerà il suo padiglione. Eppure mostre come questa richiamano a presentare l’architettura quale espressione dei cambiamenti in atto nel proprio Paese, come rilancio ai problemi economici e soluzione ai problemi sociali”. In una lettera aperta, intitolata “Chi ha ucciso la Biennale di Venezia?”, il Consiglio dell'Ordine degli architetti di Firenze lancia l'allarme sulla rappresentanza italiana al più importante evento sull’architettura del Paese.

“Come Atene per le Olimpiadi – scrivono i consiglieri dell'Ordine fiorentino – Venezia ha fatto da apripista e si è inventata una mostra di architettura internazionale con una cadenza “Biennale”, che è ancora oggi il più importante evento legato all’architettura in Italia. Ad oggi molte altre città, come Rotterdam, Pechino e Mosca, hanno una mostra periodica di architettura. Superando l’esempio italiano – si legge ancora nella lettera – hanno ben imparato che attraverso l’organizzazione di eventi di architettura capaci di esibire al grande pubblico i cambiamenti e le trasformazioni delle città si riescono a generare veri e propri meccanismi di rilancio e riqualificazione".

Da qui la domanda dell'Ordine degli architetti di Firenze: “Perché la politica italiana non riesce a sfruttare il grande potenziale che offre un evento come la Biennale dell’Architettura di Venezia? Questo disinteresse, la scarsa valutazione del potenziale della mostra – scrivono i consiglieri – rappresenta uno specchio del disinteresse generale tipico del nostro Paese nei confronti dell’architettura”.

Il tempo stringe: “Siamo certi – conclude il Consiglio dell'Ordine fiorentino degli architetti – che da qui a poco il Ministero nominerà il curatore ufficiale, ma il metodo della nomina all’ultimo minuto, dettato dall’emergenza e dall’urgenza, porterà a un lavoro più difficile, faticoso, non programmato. L’unica speranza è che chiunque curerà il padiglione non faccia errori perché non ci sono margini di tempo per correggere il tiro".
 

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