Conte annuncia a breve piano miliardario, ma da stasera chiude il 60% degli artigiani

Ulteriore stretta alle attività produttive "essenziali" dopo l'incontro fra governo e parti sociali. In Veneto chiuse quasi 78 mila imprese nell'edilizia, benessere, legno-arredo e metalmeccanica

Metalmeccanica, archivio

È in arrivo «uno strumento altrettanto significativo e di non minore importo rispetto a quello già adottato da 25 miliardi con il primo decreto». A questo sta lavorando l'esecutivo del premier Giuseppe Conte e che il presidente anticipa nel suo discorso di mercoledì sera davanti al Parlamento. «È necessario garantire liquidità al Paese per superare questo momento di ristrettezza economica», ma intanto quasi 78 mila imprese artigiane del Veneto da mezzanotte del 25 marzo abbasseranno la saracinesca in virtù di un restringimento dei codici Ateco delle attività produttive considerate indispensabili, a seguito dell'incontro fra governo e parti sociali.

Le chiusure

«Chiude il 61,6% delle imprese artigiane venete. A casa il 57,5% degli addetti - dice Agostino Bonomo presidente regionale di Confartigianato -. Serve un grande senso di responsabilità». Le stime dell’ufficio studi della categoria sulla base dei codici Ateco (Attività economiche) inseriti nei due decreti dell’11 e 22 marzo, calcola una serrata di oltre 77 mila e 700 imprese e la fermata di 188 mila addetti. «Lo stillicidio di decreti ha modificato ancora l'elenco delle attività da chiudere, in un settore dove l’80% della manodopera è operaia e non può avvalersi dello smart working - continua Bonomo - Arrestare il sistema produttivo significa accrescere il rischio di una grave crisi occupazionale domani». Per il presidente di Confartigianato Veneto va previsto che i titolari delle imprese possano andare nella propria impresa a vigilare i macchinari e la sicurezza degli impianti.

I settori

I settori maggiormente colpiti sono: l’edilizia (esclusi gli installatori di impianti che possono operare) con 37.320 aziende chiuse, il comparto del benessere 12.128, il metalmeccanico con 10.368, la moda 5.824, il legno e arredo con 5.794 e l’artistico con 2.799 attività chiuse. Sul fronte degli addetti le aziende artigiane venete lasciano a casa 188.352 persone tra dipendenti, titolari, soci e collaboratori familiari. In questo caso il settore più coinvolto in termini assoluti è sempre l’edilizia con 62.500 persone, seguito dalla metalmeccanica 44 mila, la moda 25 mila, il benessere con 24.300, il legno e arredo con 18 mila e 7.500 quelli che operano nell’artistico.

Parti sociali

«In generale - dicono i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil - sono stati fatti importanti passi avanti nella direzione di ridurre il numero, che avevamo giudicato eccessivamente ampio, di attività rientranti nel criterio dell'essenzialità. Nel decreto c'è un importante richiamo all'utilizzo dell'accordo sul protocollo per la sicurezza, per le aziende che continueranno le loro attività produttive. Consideriamo molto positiva l'indicazione che dà mandato alle prefetture, per la prosecuzione di attività per singole imprese, di procedere alla consultazione delle organizzazioni sindacali territoriali prima di deliberare».

Patto di stabilità  

Dopo la crisi «sarà necessario investire per tutelare industrie di importanza strategica - ha spiegato il presidente Conte - a partire dal prossimo provvedimento che stiamo predisponendo per aprile. La risposta dell'Euorozona non potrà essere messa a repentaglio dalla frammentazione dei mercati finanziari. Ai paesi vanno date garanzie per scostarsi ancora dal debito. Serve un salto di qualità per la sfida arrivata all'Europa intera». Le disposizioni fin qui adottate, ha spiegato il premier, «sono andate nella direzione di tutelare imprese e lavoratori. Sono stati stanziati 20 miliardi, presentata richiesta di scostamento dal bilancio al netto dell'indebitamento programmato per il 2020 e la sospensione del patto di stabilità per una azione urgente di sostegno all'economia, alle imprese, alle famiglie, con la sospensione dei contributi per le pmi e dei mutui per le prime case».

Sospensione dei mutui

In molti fra i proprietari di abitazione con la rata di marzo in scadenza, però, riferiscono che nel frattempo, in attesa dell'adozione del regolamento attuativo del fondo Gasparrini, da parte del ministero dell'Economia e delle Finanze, le banche hanno provveduto a trattenere la rata di marzo. La sospensione di rate e mutui è stata stabilita dal decreto legge 9 del 2 marzo e dal 18 del 17 marzo. Questi decreti prevedono che possano presentare domanda di sospensione del pagamento coloro che hanno smesso di lavorare o hanno ridotto l'orario di lavoro per effetto del coronavirus, per un periodo di almeno 30 giorni a causa dell’emergenza. Ma serve attendere l'attuazione delle disposizioni, e che diventi disponibile il nuovo modulo per fare domanda.

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