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Brugnaro va avanti sui questionari "Li rivendico. Ne sono orgoglioso"

Il sindaco di Venezia sulle domande poste ai precari di Ca' Farsetti: "Dietro ci sono persone, vogliamo conoscerle. Esempio del nuovo corso"

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro non arretra di un metro di fronte alle polemiche sui questionari inviati agli 82 dipendenti a tempo determinato di Ca' Farsetti. Anzi, secondo lui sono una buona idea. In questi giorni il "palazzo" è in subbuglio, con alcuni esponenti delle opposizioni e tutti i sindacati che hanno criticato aspramente l'iniziativa. Sono stati usati termini come "schedatura" e "scandalo". I Cobas Autorganizzati hanno anche diffidato la dirigenza per togliere di mezzo i questionari, in cui sono state inserite domande sui propri interessi o, per esempio, sul modo in cui si riempie il tempo libero. 

Tematiche considerate ben poco attinenti rispetto alla sfera lavorativa, come sottolineato dal consigliere comunale Nicola Pellicani. In definitiva il timore dei sindacati è che per questi 82 "precari", che dovranno vedersi rinnovare il contratto a dicembre, i risultati potrebbero concorrere in maniera determinante a uno sbocco positivo della vicenda. Con sullo sfondo sempre le precarie condizioni del bilancio comunale. Il primo cittadino, però, di fronte alle polemiche non cambia idea. E' convinto della bonta dell'iniziativa: "Sono fiero di quanto mi hanno accusato, anzi lo rivendico come un grande onore - ha dichiarato venerdì mattina alla Scuola Grande di San Rocco - E' l'esempio perfetto per far capire la differerenza politica e la novità di questa amministrazione. Per me ottanta precari sono ottanta persone che vanno conosciute e capite: non esistono categorie. Perché la valorizzazione delle persone nasce dal fatto di conoscerle".

Brugnaro contrattacca anche sulle critiche secondo cui gestirebbe il Comune come un'azienda: "Questo termine viene usato in modo dispregiativo, ma io rispondo che sappiamo bene che il Comune non è un'azienda, purtroppo, visto che ha accumulato 800 milioni di buco. Ma nessun sindacato dice che, nel privato, le aziende vivono autogenerando le risorse, mentre qui si sono dissipate le energie. Si parlava, un tempo, della notte in cui tutte le vacche sono nere: noi siamo qui ad accendere la luce, perché ci piacciono i colori. E chi critica - coonclude - ha un'idea vecchia della città e della sua storia".

Cgil Fp, intervenuta sulla questione, spiega che la "schedatura" non si può proprio fare, perché "vìola quanto sancito dall’articolo 8 della legge 300/70 - specifica l'avvocato Leonello Azzarini - nella parte in cui rappresenta un’indagine sui fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore. In particolare quanto richiesto nell’ambito dell’autovalutazione potrebbe sottintendere ad una valutazione psicologica che, se non oggetto di adeguato confronto con l’estensore, potrebbe essere foriera di discriminazioni in ipotesi di future assunzioni. Il questionario appare anche penalizzante rispetto a quanto previsto dalla legge 196/2003 e dall’articolo 35 Dlgs. 165/2001". La richiesta, quindi è di ritirarlo immediatamente.

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