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Proposta di mozione Terra e Acqua: «Per la libertà del veneziano detenuto in Sudan»

Il consigliere Marco Gasparinetti (TeA): «Chiedo ai capigruppo di sottoscrivere l'atto che impegna sindaco e giunta a sollecitare il governo al fine di ottenere l'immediato rilascio del nostro concittadino»

«Cari colleghi capigruppo, il nostro concittadino Marco è attualmente detenuto in Sudan in circostanze "poco chiare". Con la presente sono a proporvi una mozione unitaria da portare in Consiglio comunale che impegni il sindaco e la giunta a sollecitare il governo affinchè gli interventi diplomatici vengano intensificati al fine di ottenere l'immediato rilascio del nostro concittadino». La richiesta arriva dal consigliere comunale Marco Gasparinetti (Terra e Acqua) a seguito della vicenda dell'imprenditore 46enne veneziano detenuto in Sudan con l'accusa di frode su una fornitura di materiale elettrico. Arrestato a Khartum, capitale del paese africano, Marco si trova in carcere da quasi due mesi in condizioni, secondo la famiglia, «disumane, e trattenuto a scopo di estorsione».

L'uomo ha tre figli: uno di 12, una di 10 e una di 2 anni. «Sono quindi a proporvi una prima bozza della mozione da portare in Consiglio comunale - continua Gasparinetti - chiedendovi se volete sottoscriverla. Se lo abbiamo fatto per i pescatori di Mazara del Vallo, credo che a maggior ragione abbiamo titolo per farlo in favore di un concittadino e imprenditore la cui azienda ha sede a Marghera. Per farlo -  dice rivolgendosi ai gruppi consiliari - vi basterà scrivere "aderisco" in risposta a questa email». 

Sul sito di Aise (Agenzia internazionale stampa estero) viene riportato che: «L'ambasciata d’Italia in Sudan ha seguito fin dal primo momento, in raccordo con la Farnesina, il caso del connazionale in stato di fermo a Khartum per un'accusa di truffa ai danni di ditte sudanesi. Dal primo aprile il connazionale ha ricevuto 58 visite consolari dal personale dell’ambasciata, che proseguono almeno due volte alla settimana. Nell’ambito della sua attività di assistenza consolare, l’ambasciata ha fornito al connazionale generi alimentari, indumenti, biancheria, libri e altri beni necessari e sul piano politico e giudiziario è intervenuta presso le autorità politiche e istituzionali del Sudan, incluso l’Ufficio del primo ministro e del ministro degli Esteri, chiedendo con forza il pieno rispetto dei diritti del connazionale in termini di condizioni sanitarie, di sicurezza e di protezione e una soluzione del caso in tempi brevi. Oggi - conclude la nota - il viceministro Marina Sereni ha avuto un colloquio telefonico con il sottosegretario agli Esteri sudanese su questo caso». Unioncamere Veneto e Federazione Italiana Rugby hanno diffuso un appello per chiederne la liberazione. 

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