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"Nella Costituzione dopo Val d'Aosta si scriva 'Veneto'. Andiamo a Roma chiedendo tutto"

Il presidente del Veneto, Zaia: "Ci sarà una Consulta per ascoltare il territorio, poi ok al disegno di legge. Chiediamo la riforma costituzionale". Dal governo: "Questa è provocazione"

"Si aggiungano tre parole. Dopo Val d'Aosta in Costituzione si scriva 'e il Veneto'". Approvato dalla giunta regionale il disegno di legge più breve della sua storia. Un solo articolo, ma che potrebbe cambiare radicalmente il suo futuro, attraverso la riforma dell'articolo 116 della Carta. Ad annunciarlo lunedì mattina è stato il presidente della Regione, Luca Zaia, dopo aver incassato il mandato popolare attraverso il referendum per l'Autonomia in cui quasi il 60% dei veneti hanno espresso il proprio parere ai seggi: "Chiederemo la riforma costituzionale dell'articolo 116 della Costituzione - ha annunciato - affinché il Veneto diventi una regione a statuto speciale". Parole che sono state bollate come una provocazione dal sottosegretario Gianclaudio Bressa: "Non possiamo aprire il tavolo sulla base di questa proposta, perché prevede una riforma costituzionale", ha commentato.

Consulta per l'Autonomia

Il documento finito nel mirino è uno dei 3 approvati lunedì mattina dalla giunta: il primo è il disegno di legge che costituirà la base giuridica per la trattativa con il governo. Per ora si tratta di una bozza, perché l'intento dell'amministrazione è di ascoltare nella maniera più estesa possibile il territorio. Per questo motivo è stata costituita la Consulta per l'autonomia, che nei prossimi 15 giorni raccoglierà opinioni, suggerimenti e richieste da parte del mondo politico, imprenditoriale, amministrativo culturale e dell'associazionismo. "Sarà un periodo di limbo che spero possa essere breve - ha dichiarato Zaia - Ognuno porterà il suo parere limitatamente alle sue competenze". Ai primi di novembre in questo modo si dovrebbe giungere alla seconda lettura del disegno di legge, quella definitiva (poi l'esame del Consiglio regionale): "Sono 64 articoli - ha dichiarato Zaia - Siamo in grado di affrontare questa partita, anche perché i padri costituenti hanno parlato di autonomia dei territori. Noi non ci porremo limitazioni, ma ora è chiaro che la politica fa un passo indietro. Perché dalle 23 di domenica in questo discorso è entrato il popolo. Sarà Roma a dire che 2 milioni e quasi 400mila cittadini che sotto la pioggia sono andati a votare meritano 1 o 2 competenze, magari di serie B. Noi trattiamo direttamente con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Se il ministro Martina cerca la rissa, qui non la troverà".

"Nove decimi delle tasse, fatta salva la sussidiarietà" 

A far discutere sono soprattutto le richieste di tipo fiscale: "Nell'articolo 2 del disegno di legge si parla dei nove decimi delle tasse, ma si sottolinea 'fatta salva la sussidiarietà e la solidarietà nazionale' - ha spiegato il titolare di Palazzo Balbi - Illustri rappresentanti del governo non si ricordano parlando di questo che 30 miliardi di euro ogni anno ce li giochiamo in sprechi. E' un terzo del debito publico, perché non c'è il coraggio di applicare i costi standard. Il nostro residuo fiscale, invece, è di 15 miliardi circa. Poi c'è tutto il tema della compartecipazione Irpef, dovremo fare i conti per bene. Ma siamo pronti. Vogliamo 20 competenze concorrenti e 3 esclusive dello Stato". 
 

Bressa: "Nessuna riforma della Costituzione, è provocazione"

"Domani abbiamo l'incontro con il presidente dell'Emilia Romagna, Bonaccini, per definire una serie di incontri nei quali discutere il contenuto della legge dell'Emilia Romagna in attuazione dell'articolo 116 della Costituzione. Allo stesso modo possiamo fare con le altre Regioni. Ma la condizione di partenza è che queste Regioni approvino una legge regionale, così come prevede il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione. Siamo disponibili comunque a incontrare tutti e fare un tavolo con tutti", sottolinea il sottosegretario Gianclaudio Bressa. "Ma non possiamo aprire il tavolo - aggiunge - sulla base della legge proposta oggi da Zaia, perché prevede una modifica costituzionale per aggiungere il Veneto alle Regioni a statuto speciale. Ma le Regioni a statuto speciale sono solo cinque, in base a precise ragioni storiche".

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