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Niente rinvii, la Regione decisa sul referendum di separazione: "Voto solo nel Comune"

Niente chiamata alle urne per i residenti nella città metropolitana. Lega Nord e Forza Italia su differenti posizioni. Esultano i separatisti: "Ora manca solo da decidere la data"

Nonostante le differenti posizioni tra Lega Nord e Forza Italia, che avevano messo in forse la futura indizione del referendum di separazione tra Venezia e Mestre, il Consiglio regionale martedì ha approvato a maggioranza (33 voti a favore e 1 voto contrario) la Proposta di deliberazione amministrativa 45 volta a individuare la popolazione interessata alla possibile futura consultazione. Le alternative erano due: o chiamare alle urne i residenti nel territorio della città metropolitana o solo quelli del Comune di Venezia. Spettatore interessato Ca' Farsetti, che ha già annunciato l'intenzione di ricorrere al Tar contro la decisione di palazzo Ferro-Fini (altri due ricorsi del Comune e della Città metropolitana sono già scattati in precedenza e attendono il giudizio). Ultimo punto interrogativo che resta senza risposta (sempre che il referendum s'abbia da fare) è la data della consultazione: la più probabile è quella del 22 ottobre, quando i veneti saranno chiamati alle urne anche per il referendum sull'autonomia. 

LEGA NORD - “La decisione di far votare i cittadini del Comune di Venezia segna, finalmente, l’atto finale del percorso referendario per la suddivisione di Venezia nei due comuni di Venezia e di Mestre. Sono estremamente soddisfatto del risultato raggiunto - dichiara il relatore in aula del provvedimento, il consigliere regionale della Lega Nord, Alberto Semenzato - nella speranza che questo sia l’ultimo e definitivo referendum”.

ZAIA PRESIDENTE - “Finalmente siamo giunti alla fine di una capitolo - dichiara Gabriele Michieletto (Zaia Presidente) - i residenti del comune di Venezia potranno esprimersi ed è la cosa più bella e democratica che ci sia. Qui non ci sono i partiti di mezzo, ma ci sono i comitati, i cittadini, c’è una raccolta di firme e noi ci siamo presi l’impegno di portare avanti le istanze dei cittadini. Il 22 di ottobre si voterà per il referendum sull’autonomia del Veneto e anche per l’eventuale separazione del Comune di Venezia in due parti”.

PARTITO DEMOCRATICO - “Siamo usciti dall’aula - afferma invece la consigliera del Partito Democratico, Francesca Zottis - al momento del voto della Pda: ci siamo rifatti ai pareri che rilevavano un profilo di potenziale illegittimità della proposta d’iniziativa popolare e dell’atto conseguente che dà l’avvio al referendum. Crediamo che votare un atto che può essere impugnato sia assolutamente illogico, illogicità confermata da affermazioni di natura prettamente politica fatte da alcuni consiglieri della maggioranza e anche dal relatore in cui, correttamente, si citano inadempienze da parte del sindaco Brugnaro rispetto agli accordi elettorali. Dobbiamo essere sicuri prima di tutto che questo sia un atto di competenza della Regione: se questo fosse stato accertato, ed alla luce di un ricorso pendente, ci sarebbe stato lo spazio anche per una decisione di natura diversa”.

MOVIMENTO CINQUE STELLE - “La posizione del Movimento 5 Stelle - dichiara la Consigliera regionale, Erika Baldin - è di consentire ai cittadini di esprimersi sulle questioni che li riguardano e sul proprio futuro. È una questione di democrazia alla quale non vanno sovrapposte questioni politiche: i partiti politici dovrebbero rimanere fuori da questa polemica che assolutamente non fa il bene dei cittadini”.

SEPARATISTI SODDISFATTI - "Con 33 voti a 1 il Consiglio regionale ha deciso definitivamente di far votare solo il Comune di Venezia attuale e non l'intera città metropolitana - dichiara Stefano Chiaromanni su Facebook, uno dei leader dei movimenti separatisti - Era l'ultimo passaggio prima della definizione della data. Il partito delle poltrone e della spesa pubblica evidentemente non conta quanto credeva e stavolta ha vinto la democrazia. Ora manca solo la fissazione della data: tutti gli indizi fanno propendere per il 22 ottobre, per risparmiare e per raggiungere il quorum (che non è necessario ma potrebbe essere utile)".

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