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Referendum di separazione, Zaia cauto: "Valutare tutto, no al rischio Corte dei conti"

Il presidente della Regione: "Con la Prefettura di Venezia e l’Avvocatura della Regione ho avviato le opportune verifiche. Da tenere in considerazione che c'è un ricorso al Tar"

"Non verrà posto alcun ostacolo nel moento in cui la consultazione per la divisione tra Venezia e Mestre risulterà in regola con le norme e le leggi vigenti". A parlare è il presidente del Veneto, Luca Zaia, che riporta d'attualità la consultazione referendaria che potrebbe tenersi nei prossimi mesi. Sempre che tutto fili liscio, dal punto di vista di palazzo Balbi. "Sulla vicenda è da tenere presente che è pendente un ricorso al Tar", ricorda il presidente. Ancora si è nel campo delle ipotesi: "Con la Prefettura di Venezia e l’Avvocatura della Regione ho avviato le opportune verifiche, in quanto si tratta di un tema da approfondire - sottolinea il presidente - non si può correre il rischio di doversi giustificare davanti alla Corte dei Conti per eventuali spese aggiuntive. E’ necessario accertarsi inoltre che la consultazione popolare sia compatibile con tutta la normativa esistente". 

Queste affermazioni dopo che nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato una proposta di deliberazione amministrativa volta a individuare la popolazione che dovrebbe essere interessata dal referendum. La scelta è ricaduta sui residenti del territorio del Comune di Venezia. Spettatore interessato Ca' Farsetti, che ha già annunciato l'intenzione di ricorrere al Tar contro la decisione di palazzo Ferro-Fini (altri due ricorsi del Comune e della Città metropolitana sono scattati in precedenza e attendono il giudizio). 

Sul tema è in corso un dibattito molto caldo in città, tra coloro che pensano che Venezia e Mestre separate potrebbero solo che guadagnarci e chi, come il sindaco Luigi Brugnaro, bolla questa prospettiva come "un possibile disastro". Negli ultimi giorni alcuni esponenti della galassia separatista ha attaccato il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che in occasione del sabato del Redentore si è detto contrario alla "scissione". 

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