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Referendum Venezia-Mestre, parere sfavorevole di Zappalorto

Il commissario sarebbe convinto che la consultazione confliggerebbe con la legge Delrio sull'istituzione della città metropolitana. Palla alla Regione

Nelle prossime ore sarà ufficiale. Il Comune di Venezia darà parere negativo in merito al referendum di separazione tra Mestre e Venezia. Come riporta la Nuova Venezia, secondo il commissario straordinario Vittorio Zappalorto l'iniziativa referendaria confliggerebbe in maniera decisiva con la legge Delrio di istituzione della Città metropolitana. Una legge dello Stato, in grado quindi secondo il titolare di Ca' Farsetti di invalidare qualsiasi esito della consultazione.

Si tratterebbe quindi non di una bocciatura nel merito, bensì di una presa di posizione a livello giuridico. Ben più pesante rispetto ai "no" espressi dal Comune in occasione degli altri quattro referenum che vennero indetti tra veneziani e mestrini. Il parere di Zappalorto in ogni caso non è vincolante. Sarà la Regione infatti a decidere il da farsi. Ed è a essa che il comitato promotore guarda per raggiungere il risultato, magari in occasione delle elezioni amministrative della prossima primavera (per cui è già iniziato il balletto dei nomi dei possibili candidati dei vari schieramenti).

Per i referendari, dunque, non cambierebbe nulla, visto che "la parola va passata ai cittadini". Fatto sta che dal piano popolare poi si deve per forza passare a quello legislativo, ed è lì che il commissario Zappalorto punta principalmente il dito. Identica posizione sarebbe stata espressa anche dal sottosegretario al Ministero degli Interni Gianclaudio Bressa.

L’avvocato costituzionalista Marco Sitran, presidente del Comitato Mestre-Venezia Due grandi città, dal canto suo risponde: "Fino a prova contraria, non ci risulta sia stato messo in atto un colpo di Stato in Italia, almeno che non sia avvenuto all’insaputa degli italiani. Quindi, fino a prova contraria, per la gerarchia delle fonti la Costituzione prevale su tutte le normative. E l’articolo 133, secondo comma, parla chiaro: “La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”. Se Bressa vuole ripassare la Costituzione, do la mia disponibilità ad offrirgli una lezione intensiva. Capiamo si cerchi di strumentalizzare l’opinione pubblica, anche minacciando “danni contabili”, ma fino a prova contraria l’Italia è un Paese democratico dove, sebbene gli ultimi tre premier non siano stati eletti dal popolo e la legge Delrio sulla Città metropolitana sia stata calato dall’alto, la parola dei cittadini è quella che conta. Tra l’altro la Città metropolitana a Venezia entrerà in vigore solo tra un anno e tra un anno ci saranno già due Comuni. E, grazie alla divisione, il sindaco metropolitano sarà eletto a suffragio universale diretto".

Quanto a Zappalorto Sitran precisa: "Se fosse vero che Zappalorto si esprimerà ad ore, al commissario vanno i nostri più sentiti ringraziamenti. Avrebbe infatti mantenuto la promessa fattaci all’incontro dello scorso 9 settembre, senza così attendere i 90 giorni previsti dalla legge. Come prevedevamo il suo parere non poteva che essere negativo, in linea con quanto espresso sempre dal Comune nelle precedenti consultazioni referendarie. Tuttavia ci spiace riscontrare che il commissario, se confermato quanto anticipato dalla stampa, intende arrogarsi competenze che non gli spettano, ponendosi al di fuori della legge. Il suo parere deve vertere solo sulla meritevolezza, non sulla legittimità con la legge Delrio. Del resto capiamo che faccia fatica a prendere le distanze da una legge di cui egli stesso è stato estensore e, chissà, forse mandato apposta a Venezia da Roma proprio per contrastare la spinta autonomista di Venezia e Mestre".

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