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La provocazione di Martini: una rete di "amici" per aggirare il ticket di accesso

Il consigliere comunale ha attivato il gruppo "Venezia Città Aperta". Anche il Pd comunale torna a criticare il contributo

«Vanno attivati tutti gli strumenti possibili per "annullare" o contrastare il contributo di accesso che relega Venezia a unica città con ingresso a pagamento». Ad affermarlo è il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini, il quale ha annunciato la nascita del gruppo "Venezia Città Aperta", composto da residenti del centro storico «che offrono il loro contatto e la loro amichevole vicinanza a chi voglia visitare Venezia, senza dover pagare il contributo di accesso».

Tra i soggetti esentati dal pagamento, infatti, ci sono anche tutti coloro «che si rechino in visita a persone residenti nella città antica o nelle isole minori», previo accreditamento da parte del residente in città nei confronti dell'ospite. Martini si oppone all'idea di una città "chiusa" e si rivolge «a quanti ritengono inaccettabile che amici e parenti da fuori regione debbano pagare per venire a Venezia, a quanti si oppongono che i veneziani di terraferma e i veneziani del centro storico abbiano trattamenti diversi, e in generale a tutti coloro che intendono venire in città senza subire il biglietto di ingresso».

Il capogruppo di "Tutta la Città Insieme!" è tornato a ribadire che il contributo d'accesso «così com'è regolato, non ha alcun senso e non è uno strumento che serve veramente a regolamentare i flussi turistici. È solo un modo per far cassa, andando a braccetto con l'aumento del costo dei servizi degli ultimi mesi, dall'Actv ai musei civici, e per aumentare il controllo sui cittadini».

Pd: «Interferisce sulle relazioni interpersonali»

Anche Monica Sambo e Tommaso Bortoluzzi della segreteria comunale del Partito democratico tornano ad esprimere la propria contrarietà al sistema di regolamentazione dei flussi deliberato dalla Giunta. «Il contributo d'accesso - spiegano - oltre ad avere una pesante ricaduta sul tessuto sociale, interferisce sulle relazioni interpersonali dei residenti con amici e parenti, modificandone le abitudini quotidiane, ponendo nuovi muri e barriere». Dito puntato contro le penalizzazioni che rischiano di subire «le iniziative economiche locali, in particolare quelle non connesse al turismo, studi professionali, negozi di vicinato e tutte le altre forme di imprese, che saranno sottoposte a ulteriori obblighi burocratici attraverso continue comunicazioni al comune riguardanti ospiti, clienti e visitatori».

Secondo il Pd, il regolamento «si presenta con un guazzabuglio di norme esenzioni ed esclusioni in cui diventa difficile persino orientarsi. Norme cervellotiche di difficile applicazione e controllo che probabilmente finiranno per fallire l’unico obiettivo per cui il contributo dovrebbe essere pensato: la regolamentazione dei flussi. Basti pensare - concludono - che le attuali misure di esonero riguardano inoltre tutti gli abitanti del Veneto misura in netto contrasto con l'obiettivo di limitare i flussi».

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