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Il governo si mette di traverso sul referendum di separazione: "E' un accanimento"

Depositata in Regione la decisione di sollevare questione di costituzionalità da parte dell'esecutivo Gentiloni riguardo la legge di Palazzo Balbi che indice la consultazione

Le polemiche continuano a colpi di dichiarazioni e ricorsi. Nel dibattito sul referendum di separazione tra Venezia e Mestre entra anche il Consiglio dei ministri: la novità non è la sollevazione di questione di costituzionalità sollevata dal governo Gentiloni (dopo le elezioni di marzo), ma che ora le carte sono state notificate anchea alla Regione. Insomma, sono state messe nero su bianco e rese pubbliche le perplessità dell'esecutivo di fronte alla legge regionale di indizione della consultazione popolare per il 30 settembre prossimo: secondo l'Avvocatura dello Stato, infatti, Palazzo Balbi avrebbe travalicato i suoi confini di competenza, visto che secondo la legge Delrio (del 2014) il comune capoluogo della Città metropolitana potrebbe essere diviso solo cambiando lo statuto, introducendo l'elezione diretta del sindaco metropolitano e chiamando alle urne per il referendum tutti i residenti del territorio provinciale.

La Regione ha tirato dritto

La Regione, invece, sulla base della raccolta di migliaia di firme dei cittadini antecedenti la legge 56 del 2014, ha tirato dritto, approvando la consultazione e dicendosi competente per quanto riguarda le questioni territoriali. Il nodo sulla competenza dovrà essere sciolto dalla Corte costituzionale, ma a ciò si aggiungono anche i ricorsi al Tar presentati da Città metropolitana e Comune, il cui rappresentante principale, Luigi Brugnaro, si è apertamente schierato contro la consultazione referendaria chiedendo che venga fatto valere quanto dichiarato dalla legge Delrio.

"Accanimento, tutti possono votare. Noi no"

"Il governo Gentiloni, pur in carica per i soli affari correnti, ha trovato il tempo per promuovere un conflitto di attribuzione contro il referendum Mestre-Venezia - dichiarano in una nota congiunta Stefano Chiaromanni, del Movimento Autonomia di Mestre, Marco Sitra, Due Grandi Città, e Gian Angelo Bellati, Movimento Venezia Autonoma - È evidente un vero e proprio accanimento, considerati anche gli altri sei ricorsi promossi davanti al Tar Veneto da Comune e Città metropolitana, a spese pubbliche. È gravissimo che si impedisca, con argomentazioni inconsistenti, a mestrini e veneziani di votare, al contrario di ciò che sarebbe consentito ai cittadini di tutti gli altri Comuni d'Italia. Il ricorso confonde l'istituzione delle città metropolitane, che compete allo Stato, con la creazione di nuovi Comuni, che l'articolo 133 comma 2 della Costituzione attribuisce direttamente alle Regioni. Il ricorso sbaglia, volutamente, persino la data di deposito della nostra proposta di legge di iniziativa popolare, che presentammo il 25 marzo 2014, prima dell'entrata in vigore della Legge Delrio, e non due mesi dopo. Siamo certi - concludono - che la Corte costituzionale non potrà concedere la sospensiva, che porterebbe al rinvio del referendum a data da destinarsi".

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