Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Il testamento del patriarca emerito "Venezia per me un grande dono"

Il lascito spirituale del cardinale Marco Cè: "E' stata la mia casa e la mia famiglia. L'ho amata e sono stato riamato al di sopra di ogni merito"

Un testo breve e semplice. E' il testamento spirituale del patriarca emerito Marco Cè, morto il 12 maggio scorso all'ospedale civile di Venezia. Lo scritto, che risale al 21 novembre 2007, è stato pubblicato venerdì sul nuovo numero del settimanale diocesano Gente Veneta. Una data certo non casuale, visto che il cardinale ha voluto siglarlo proprio nel giorno della Madonna della Salute, a pochi giorni dalla morte improvvisa di monsignor Giuseppe Visentin, per 22 anni vicario generale della diocesi veneziana proprio con il patriarca emerito Marco Cè. Al testamento sono stati aggiunti due brani in momenti più recenti: uno nel febbraio 2009 e l'altro, più recente, nell'ottobre 2013.

“Ripensando alla mia vita - osserva il patriarca -, mi pare di poterla raccogliere sotto due parole: “Respexit pauperem”. Il Signore mi ha avvolto con la sua gratuità: sacerdote, vescovo, patriarca di Venezia e cardinale, sono i segni di un amore che ha portato tutta la mia vita. “Respexit pauperem”: io lo ringrazio e lo benedico. Venezia è stata per me un grande dono: l’ho amata e sono stato riamato al di sopra di ogni mio merito. Venezia è stata veramente la mia casa e la mia famiglia”.

Nel testo il cardinale Cè confessa il grande affetto avuto per i suoi preti (“Ho amato molto i miei sacerdoti: hanno portato anche il peso dei miei limiti. Ho ringraziato il Signore per il loro amore”), cita espressamente i successori Scola e Moraglia (di ognuno dice: “con me sempre troppo buono”), riserva un passaggio di “infinita riconoscenza” al segretario particolare monsignor Valerio Comin che definisce “Buon Samaritano” (“mi è stato vicino e compagno di strada come un fratello, condividendo con me tutto, sostenendomi con la sua bontà e aiutandomi con la sua lealtà. Lo ricompensi il Signore. Dal Paradiso, dove spero di essere accolto, gli sarò vicino ogni giorno”) e termina, infine, invocando la benedizione di Dio sulla “mia amatissima Venezia e la sua Chiesa”.

In occasione della prima stesura del 2007, Marco Cè aveva aggiunto anche alcune disposizioni circa i pochi beni che, da tempo, lui e il segretario condividevano già pienamente, in una sorta di “cassa comune”. Una metà, dunque, appartiene a don Valerio; l’altra metà va a sostenere le necessità della Casa di spiritualità diocesana Maria Assunta di Cavallino. I suoi libri, invece, sono destinati alla biblioteca del Seminario Patriarcale di Venezia.

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