Politica

Gestione dei flussi turistici con i tornelli, l'opposizione si schiera contro

La misura sperimentata nel 2018 a Venezia è stata poi sospesa ma potrebbe essere reintrodotta assieme alla tassa per regolare l'accesso alla città storica

Tornelli a Venezia, foto di archivio

È muro delle opposizioni in Consiglio comunale sulla regolazione dei flussi turistici a Venezia. «Dopo 6 anni l’amministrazione non ha ancora avviato alcun piano per la gestione e programmazione del turismo - tuona la capogruppo del Partito Democratico Monica Sambo - Il Comune di Venezia ha ricevuto innumerevoli risorse statali. Come i 10 milioni del patto per Venezia. Avremmo potuto sperimentare e programmare i nuovi arrivi sfruttando proprio il periodo della pandemia per ripensare anche a un nuovo modello. Oggi la giunta annuncia il ritorno dei tornelli, che non limitano realmente gli arrivi e risultano inutili».

«Ieri il sindaco ha affermato "vorrebbero che litigassi con la Regione". Il passaggio è dedicato al tema dei trasporti, ma vale anche per le politiche di gestione del turismo, aspetti strettamente connessi - commenta il consigliere Pd Giuseppe Saccà - Nessuno vuole che il sindaco litighi con la Regione, chiediamo che affronti e tuteli gli interessi di Venezia anche in Regione». 

I tornelli, già sperimentati nel 2018, per il gruppo "Tutta la città insieme!" «sono un inutile strumento e forma di disprezzo per eneziani e mestrini. Il problema non è gestire i turisti una volta arrivati nella città d’acqua, ma controllare il flusso degli stessi prima che entrino. E ci sono tutte le possibilità per farlo. Invece si vuole arrivare a condizioni che rendono invivibile la vita ai residenti aumentando anche la funzione di Mestre come terminal per Venezia». Il rischio, per il capogruppo Giovanni Andrea Martini è che, non solo Venezia abbia la vita difficile, spiega, ma anche Mestre, «con un crollo della residenza perché il fiume turistico invaderà spazi e case. Tutto nel nome del profitto».

«Varchi e tornelli non reggono nemmeno ad una analisi dei costi (che sono anche umani e sociali) rispetto ai benefici (risibili) - argomenta il capogruppo di "Terra e Acqua 2020" Marco Gasparinetti -. Il contributo di accesso non è una forma di gestione dei flussi turistici, ma il tentativo di monetizzarli facendo cassa. Ne sono infatti esenti tutti i residenti in Veneto, tutti i turisti pernottanti sul territorio comunale nonché ovviamente gli studenti, i lavoratori pendolari, i residenti e i parenti dei residenti, i titolari di Venezia Unica e le persone nate a Venezia, tifosi e partecipanti a manifestazioni sportive, e altre categorie ancora. Di conseguenza, il contributo di accesso riguarderà meno del 10% delle persone che frequentano la città. Per controllare quel 10% scarso, costringeremo il restante 90% a lunghe code davanti ai tornelli. La qualità della vita di residenti e pendolari ne risulterà migliore o peggiore?», si interroga Gasparinetti.

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