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No al referendum di separazione: il Consiglio vota a favore della delibera di Brugnaro

La Lega però si smarca e segue le direttive regionali. Il sindaco: "Si stanno raccontando un fracco di balle. Consultazione illegittima". Zoggia (Pd): "Si facciano esprimere i cittadini"

Dopo un dibattito lunghissimo alla fine è arrivato il no. Il Consiglio comunale di Venezia giovedì si mette di traverso nei confronti dell'ipotesi di un referendum sulla separazione, approvando la delibera voluta dal sindaco Luigi Brugnaro che annuncia un possibile ricorso nel caso in cui la Regione decidesse di andare avanti: "E' illegittimo - ha dichiarato il primo cittadino - perché secondo la legge Delrio il referendum dovrebbe essere una decisione di questa assemblea e dovrebbe coinvolgere l'intera popolazione della città metropolitana".

In suo soccorso arriva anche un parere legislativo della Regione, che ricalca né più né meno quanto scritto in delibera comunale. "Chi protesta sono persone mosse da meschini interessi, per avere visibilità - ha attaccato il sindaco - Quando sono state raccolte le firme (9mila, ndr) si diceva che si poteva fare. E al tempo poteva anche essere. Purtroppo per questi eroi dei nostri tempi è intervenuta la legge Delrio che ha cambiato le carte in tavola. Palazzo Balbi ha chiesto all'avvocatura della Regione, che dice 'per i  Comuni capoluogo di città metropolitana trova attuazione la legge Delrio. Operare in forme diverse significa inciddere su elementi costitutivi (popolazione e territorio). Io rappresento la popolazione, non posso andare oltre la legge". Insomma, in soccorso di Brugnaro (e alla delibera approvata dal parlamentino locale) arriva un parere legale della Regione: "State raccontando alla gente un fracco di balle - ha continuato Brugnaro, davanti alle contestazioni e ai fischi dei sostenitori del referendum, presenti in forze tra il pubblico - Io come sindaco chiedo il mandato di andare a oppormi di fronte al Tar nei confronti della delibera regionale, se verrà approvata. Se ho torto indirò il referendum. Basta speculazioni, basta gente che vuole farsi un nome. Questo Consiglio comunale non darà l'ok a un referendum illegittimo".

Dopodiché sono partite le bordate da parte dell'opposizione, oltre che dai leghisti. La delibera alla fine è passata con 22 voti a favore della maggioranza Fuscia, Forza Italia, Lista Boraso e Zaccariotto; 6 invece i voti contrari (Lega Nord, parte del Movimento Cinque Stelle, Lista Casson, Monica Sambo del Pd), 4 non votanti e 4 astenuti. C'era attesa per le prese di posizione dei consiglieri del Carroccio: "Non vediamo alcun conflitto in questa richiesta referendaria", ha dichiarato Silvana Tosi. "Se oggi Venezia e Mestre non sono ancora due città è perché la sinistra non ce l'ha mai permesso", ha sottolineato Giovanni Giusto.

Il Partito Democratico, per bocca dei suoi consiglieri ma anche del parlamentare del Pd Davide Zoggia, spara a zero invece contro il sindaco: "Al di là delle posizioni politiche, ritengo un grave errore non lasciare ai cittadini la libertà di esprimersi attraverso il referendum su un tema così importante quale la costituzione di Venezia e Mestre in due realtà amministrative distinte - dichiara il parlamentare dem - Un argomento molto sentito e su cui la sensibilità dei cittadini è molto cambiata negli ultimi anni, anche perché le posizioni contrarie ad esso non hanno portato finora ad alcun sviluppo. Il rifiuto di Brugnaro ad ammettere il referendum non fa che aumentare il clima di ostilità in città visto che lo stesso, non appena si è insediato come sindaco di Venezia, ha cambiato posizione in corsa tradendo di fatto gli impegni assunti in campagna elettorale. E questo ha reso di certo tutto più antipatico. Tanto più che gli emendamenti presentati dal Pd che tentavano a rafforzare il ruolo della città metropolitana e delle municipalità erano stati ritenuti ammissibili dagli uffici e fatti successivamente bocciare dal sindaco attraverso la sua maggioranza in consiglio comunale. Quindi una decisione non tecnica ma strettamente politica che dimostra la capacità istrionica di Brugnaro di svolgere più parti nella stessa commedia. Nell'ottica di una più efficace città metropolitana credo sia comunque indispensabile chiedere ai cittadini cosa ne pensino in merito a una potenziale divisione per verificare eventuali opportunità in grado di affermare e far valere la specificità di ogni realtà. Mi batterò con ogni forza per poter far esprimere i cittadini, consapevole che questo diritto non può essere mortificato da manovre politiche miopi. Ritengo la partecipazione dei cittadini elemento imprescindibile di democrazia”. 
 

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