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Referendum indipendenza, martedì il voto del Consiglio regionale

Il comitato promotore chiede all'assemblea di non far mancare il numero legale: "I partiti restino delle proprie opinioni, ma si arrivi a un voto"

"Se dovessi scommettere sull'esito della seduta di domani scommetterei sull'approvazione del referendum sull'Indipendenza del Veneto. Viste le previsioni dei bookmakers, con una piccola posta potrei vincere una somma altissima". Ricorre alla battuta il portavoce del comitato referendario per l'indipendenza del Veneto Gianluca Busato - incontrando la stampa a palazzo Ferro-Fini - per lanciare un ultimo appello al Consiglio regionale del Veneto, convocato martedì per la terza volta in meno di un anno per discutere la possibile indizione di una consultazione referendaria che consenta ai veneti di dire se vogliono essere uno Stato indipendente o continuare a far parte dello Stato italiano.

"Crediamo che i veneti - incalza Busato - non si meritino uno spettacolo di ignavia politica, di assistere a un Consiglio regionale che non abbia il coraggio di affrontare la questione". Per il comitato Plebiscito 2013, piattaforma 'apartitica' che unisce indipendentisti e non, accomunati dalla volontà di consentire ai veneti di esprimersi direttamente con un voto democratico, il Consiglio regionale del Veneto martedì non potrà che dire sì alla proposta di legge 342, presentata da Stefano Valdegamberi, che indice un referendum sul Veneto autonomo.

"L'istanza referendaria non potrà essere liquidata uscendo dall'aula o facendo mancare il numero legale - sostiene il Comitato - perché l'argomento ritornerebbe all'ordine del giorno di tutte le prossime sedute della legislatura, da qui sino al 2015. In questa fase politica ed economica del paese, non conviene a nessuna delle forze politiche presenti in Consiglio disattendere un'istanza popolare, che ha già ricevuto il voto favorevole di 70 consigli comunali di diverso colore politico, in rappresentanza di un quinto degli elettori veneti. Non chiediamo alle forze politiche di cambiare la propria opinione, ma solo di rispettare il diritto dei cittadini veneti a pronunciarsi liberamente".

Per gli esponenti del comitato referendario (Gianluca Panto, imprenditore e candidato presidente alle regionali 2010, Gianfranco Favaro, Ivano Durante, Manuel Carraro, tutti presenti all'incontro con la stampa) il tempo dell'autodeterminazione per il Veneto è ormai maturo: Scozia, Catalogna, Fiandre, la vicina Slovenia fanno scuola - spiega Busato - i diritti dei popoli trovano sempre maggiore riconoscimento negli organismi internazionali tanto che dal dopoguerra a oggi il numero degli Stati indipendenti nel mondo è passato da 70 a 200. La stessa Costituzione italiana, all'articolo 10 - ricorda il Comitato - stabilisce che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale.

"Ci serve una nuova condizione amministrativa - sintetizza l'imprenditore Panto - per disporre integralmente delle nostre risorse ed evitare la morte della piccola e media impresa, perno del nostro sistema imprenditoriale e sociale". "O rendiamo il Veneto libero e indipendente o siamo destinati alla morte", gli ha fatto eco il consigliere regionale Giovanni Furlanetto (Lega), presente all'incontro. "Mi auguro che domani ogni consigliere valuti con cuore e coscienza la richiesta referendaria - ha sostenuto - perché non abbiamo più alternative: lo Stato italiano è destinato a fallire, la pressione fiscale per i veneti ha raggiunto il 68,5 per cento ed è insostenibile". Nessun timore, infine, da parte del Comitato referendario, per i costi della consultazione e la possibilità di incorrere un 'danno erariale': "Il referendum - ha scandito Busato - deve essere fatto con soldi pubblici, pagato con quelle tasse che attualmente vengono rubate dalle tasche dei veneti per mantenere uno Stato carrozzone". (Ansa)

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