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L'ingresso della vecchia manifattura dei tabacchi sul rio delle Burchielle

L'ingresso della vecchia manifattura dei tabacchi sul rio delle Burchielle

L'origine del detto "fora dae bae" e la storia della fabbrica dei tabacchi

Le ragioni per cui tra i veneziani si è diffuso questo detto e la storia della manifattura dei tabacchi a piazzale Roma

Quante volte avete detto o sentito dire l'espressione "fora dae bae"? Questo detto, ormai sulla bocca di tutti, in realtà ha origine in un punto preciso della città di Venezia che pochi conoscono, anche se ci saranno passati davanti centinaia di volte. Si tratta, infatti, della vecchia fabbrica dei tabacchi a Piazzale Roma. Cosa c'entra l'andar "fora dae bae" con questo luogo? Ora ve lo spieghiamo noi perché le cosiddette "bae" di questo modo di dire derivano proprio da un punto preciso dell'edificio veneziano dove veniva lavorato il tabacco e non da ciò che tutti porebbero immaginare a un primo pensiero. Ma entriamo più nel dettaglio.

La storia della fabbrica dei tabacchi

La fabbrica dedicata alla lavorazione del tabacco apre a Venezia nel 1786 per volere dell'appaltatore Girolamo Manfrin. In antichità la lavorazione del tabacco avveniva alla Madonna dell'Orto dove c'era uno spaccio pubblico poi trasferito in fondamenta di Cannaregio. Il progetto della nuova fabbrica di Piazzale Roma è stato affidato a un allievo di Giorgio Massari, l'architetto Bernardino Maccaruzzi che aveva rifatto anche la facciata della chiesa di San Rocco e i lavori hanno portato alla costruzione di una fabbrica dalle fattezze di una villa veneta con un cortile interno che serviva ad asciugare le foglie di tabacco dove erano collocati, tutti intorno i locali per le macine, i forti per l'essiccazione e i vari laboratori. La fabbrica continuò a essere attiva anche dopo la caduta della Repubblica della Serenissima e vantava 1741 lavoratori delle quali 1536 donne ( le cosiddette tabacchine) ma con il Regno d'Italia la direzione passò allo Stato. Le condizioni di lavoro erano durissime anche se i lavoratori del settore vantavano di diversi benefici tra cui l'orario di lavoro ridotto a 8 ore, 50 giorni pagati in caso di malattia e una stabilità economica non indifferente per l'epoca. A segnare l'ingresso per gli operai nella fabbrica c'era un cancello ancorato a due colonne con due palle di pietra sulla sommità, oggi purtroppo scomparse, ed è proprio qui che entra in gioco l'origine di uno dei detti più diffusi dai veneziani.

L'origine del detto "fora dae bae"

Come già menzionato, lavorare come operaio della fabbrica dei tabacchi di Venezia voleva dire sottostare a regole durissime che non si potevano in alcun modo oltrepassare. L'inizio dell'orario di lavoro, infatti, era segnato dal suono di una campana che durava il tempo necessario agli operai e alle operaie per entrare nella fabbrica. Alla fine del suono della campana, il cancello veniva chiuso una volta per tutte e i ritardatari erano costretti a restare fuori dal cancello, o meglio, come si usava dire all'epoca, "fora dae bae", cioè al di là delle palle di pietra sul cancello che segnava l'ingresso alla fabbrica di tabacchi. E fu così che, un detto legato a un particolare luogo veneziano dedicato alla lavorazione del tabacco divenne un diffuso modo di dire per indicare un qualcosa o un qualcuno rimasto o andato fuori dal posto in cui ci si trova ad affrontare il proprio lavoro o a stare tranquilli a fare le proprie cose.

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