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Pittima: da insolito mestiere veneziano a comune modo di dire

La storia di come un appellativo comunissimo nel dialetto veneziano trae origine da un vero e proprio mestiere riconosciuto dalla Repubblica della Serenissima

Sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita di essere stati definiti delle "pittime", cioè persone lamentose e pedanti. Questo termine così comune nel parlato quotidiano di tanti nati nella città lagunare ha un'origine molto interessante e si rifà a un ruolo sociale ben preciso della Repubblica della Serenissima. Questa figura era presente anche nella Repubblica Marinara di Genova, città che, come Venezia, mantiene il termine ancora nel parlato d'oggi al punto che De Andrè scrisse anche una canzone dedicata proprio a "a pittima".

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Chi era, quindi, questa famosa pittima? Era una figura storica ingaggiata per pedinare chi aveva commesso un debito di carattere moroso. La caratteristica delle pittime era quella di accompagnare il pedinamento con lamenti e urla continue per uiliare e imbarazzare il debitore che, così, per salvarsi la faccia era incentivato a saldare subito i suoi conti. Riconoscere una pittima non era difficile perché, oltre ai noti lamenti, era vestita di rosso e questo rendeva il debitore subito riconoscibile aumentando ancora di più l'umiliaizone e l'imbarazzo sociale. Il suo compito, quindi, era quello di garantire una buona norma di comportamento avendo un ruolo importante nella comunità veneziana sia a livello sociale che morale. 

Come si diventava pittima

Un aspetto affascinante di questa figura inserita a pieno titolo nella società della Repubblica veneziana era il modo in cui veniva reclutata. Per diventare pittima, infatti, bisognava essere emarginati. Questo mestiere era destinato proprio a questa tipologia di persone che venivano indicate dal Doge grazie a un sistema di assisenza sociale. In cambio della loro professione ricevevano vitto e alloggio gratis e, inoltre, erano tutelati da una legge speciale: nel caso in cui una persona pedinata dalla pittima gli avesse recato danno, sarebbe stata condannata immediatamente. In questo modo i conti venivano regolati e l'equilibrio pubblico mantenuto. 

Pittima: perché si chiamava proprio così? 

L'etimologia del termine pittima risale al greco antico e, nello specifico, alla parola ?π?ϑεμα (epithema) e, cioè "ciò che viene posto sopra". In Grecia, questa parola si usava per indicare un impacco terapeutico che veniva messo sopra la ferita causando fastidio e impaccio e limitando anche la mobilità del malato. Nella lingua parlata, questo termine da un oggetto è stato traslato arrivando a definire una persona fastidiosa che, nel dialetto veneziano di oggi è arrivato a indicare chi si lamenta continuamente, accezione coniata proprio grazie alla figura del pedinatore di debitori della Serenissima. 

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