La storia del macellaio assassino che ha dato il nome alla Riva de Biasio

Ecco spiegato il motivo per cui la nota riva sul Canal Grande ha ancora oggi questo nome

Perché la Riva de Biasio si chiama così? Chi sarebbe questo Biagio che ha dato il nome a questa nota area della città di Venezia? Oggi vogliamo rispolverare dalla memoria una curiosità veneziana un po' macabra che ha come protagonista un macellaio e la sua famosa ricetta dello sguazeto di carne. Siamo nel 1503 e stiamo parlando di Biagio Carnio e della sua bottega nella riva che ancora oggi porta il suo nome. 

Chi era Biagio Cargnio? 

Biagio Cargnio (probabilmente originario della Carnia, la parte nord-ovest della provincia di Udine in Friuli) era un noto luganegher, cioè un salsicciaio, che aveva la sua bottega in riva al Canal Grande nel sestiere di Santa Croce. La macelleria di Biagio era notissima in città e frequentata da tutti i veneziani specialmente per una pietanza che spopolava in città nel '500: lo sguazeto alla Biagio. Lo sguazeto era un misto di carni morbidissime cotte al cosiddetto "guazzetto". La specialità di questa ricetta era quella di essere creata con carni che si scioglievano in bocca dalla morbidezza e che attiravano una fitta clientela non solo dall'isola ma anche dalla terraferma. Tutti andavano pazzi per lo sguazeto alla Biagio che fece la fortuna di questo macellaio finché, un giorno, non successe un fatto che mise in luce quella che Biagio voleva tenere nascosta: l'origine dei suoi ingredienti di prima qualità. 

Il macabro segreto dello sguazeto alla Biagio

Tutto accadde un giorno qualunque in cui gli operai soliti frequentatori della bottega di Biagio stavano pranzando con il suo famoso sguazeto. Uno di questi, mangiando, fece una scoperta che fece inorridire tutti: quello che sembrava un ossicino rimasto nello spezzatino di carne si rivelò essere, a uno sguardo più attento, un vero e proprio dito umano. Il pezzo duro trovato nel piatto, infatti, corrispondeva alla falange presumibilmente di un bambino e presentava ancora un pezzo di unghia annessa. Sconvolto e disgustato, il cliente della bottega andò subito presso le autorità cittadine per denunciare l'accaduto e dopo un'attenta perquisizione del locale vennero trovati ulteriori resti di bambini nelle cucine della bottega. Lo stesso macellaio, davanti ai fatti, non poté che confessare i suoi assassinii. La carne dei bambini era caratterizzata da una morbidezza tale che rendeva il piatto preparato da Biagio una vera e propria specialità ed era proprio questo il secreto della sua famosissima ricetta. 

Il luganegher della riva di Santa Croce, una volta venuto allo scoperto per le sue uccisioni, però, non poté scampare alla giustizia. Biagio, infatti, venne subito condannato a morte. Per prima cosa venne legato a un cavallo e trascinato dal carcere fino alla sua bottega dove gli vennero mozzate le mani e subito dopo fu decapitato tra le colonne di Piazza San Marco. Il suo corpo, inoltre, venne tagliato in quattro parti e appeso alle forche della città. Anche la bottega e la sua casa vennero rase al suolo e da quel momento la riva che le ospitava assunse il nome di Riva de Biasio. 

La storia di Biagio e della sua osteria viene ricordata anche in una cronaca del sedicesimo secolo dove si legge che tutte le barche che venivano da Mestre arrivavano all'osteria di Biagio per mangiare la sua buonissima carne. Anche tra le filastrocche tramandate a voce e citate nei Canti del popolo Veneziano del Foscarini ce n'è una che ricorda Biagio e che recita così:

Sulla Riva de Biasio l'altra sera

so andata col putelo a chiapar aria

ma se m'à stretto el cuor a una maniera

che la mia testa ancora se savaria:

me pareva che Biasio col cortelo

tagiasse a fete al caro mio putelo!

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