Quando tutto sarà finito, ricordiamoci di salvare la bellezza: la lettera di una studentessa

Una dichiarazione d'amore verso Venezia scritta da Beatrice De Paris, che ha studiato a Ca' Foscari e vissuto in città per quattro anni

Ho vissuto a Venezia per quattro anni e mai avrei immaginato che mi sarebbe mancata così tanto. Certo, vivere a Venezia significa prima di tutto armarsi di pazienza, adattarsi e abituarsi completamente ad un’altra realtà, ad un altro ritmo di vita. Venezia spesso ti spossa, ti intontisce e ti fa perdere la cognizione del tempo. Servono occhi e anima differenti per capirne appieno il valore, per divenire veramente un tutt’uno con questa città, per saperne cogliere gli insegnamenti più preziosi, sussurrati qua e là tra una calle e l’altra. Venezia va scoperta senza una mappa, senza prefissarsi luoghi da visitare.

È una città che va vissuta senza mèta, perché “è piccola, e può permetterti di perderti senza mai uscirne davvero”. Solo così, con cuore puro e leggero, senza preconcetti, abbandonando la figura da turista che segue la massa distratto, potrai entrare veramente nei suoi segreti più profondi e capirne il ritmo. Solo in questo modo potrai ammirare il tramonto dalle “terrazze” e lasciarti invadere da mille sensazioni; girarla ad occhi chiusi sapendo in ogni istante dove ti trovi, perché gli odori, i profumi sono inconfondibili.

In questa città i sensi si amplificano: l’occhio acquista corpo, nuota tra i canali, si lascia catturare da ogni angolo, il naso coglie gli odori delle calli ammuffite, del pane appena sfornato, dell’acqua stagnante dopo un giorno di pioggia, della libertà. E solo così, aprendoti a questa realtà in modo incondizionato, un bicchiere in compagnia da “Lele” si trasforma in un rituale sacro da rispettare, il vinaio sotto casa diventa tuo amico, il giardino di fronte il tuo piccolo rifugio, e i coinquilini con cui condividi una piccola bettola diventano gli amici di tutti i giorni, essenziali per crescere e per imparare a vivere.

Venezia è una città che non possiamo lasciare affondare, in cui la gente “si tira su le maniche” e fatica tutti i giorni per far in modo che ognuno di noi possa ammirare le sue bellezze. Quando tutto questo sarà finito, quando resteranno solo le cicatrici di questi momenti in cui tutto ci sembra così precario, ricordiamoci di salvare anche le bellezze del nostro territorio. Di coltivare tutte quelle cose che, in una società come la nostra frenetica e distratta, sono ritenute di "serie B". Perché senza arte, musica e cultura non potremmo permetterci il lusso di sognare.

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Beatrice De Paris

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