Sabato, 19 Giugno 2021
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Quando Venezia sposa il suo mare. La storia della Festa della Sensa

Le tradizioni veneziane legate a questa celebrazione che sancisce ancora oggi il legame tra Venezia e il suo mare

La Festa della Sensa, anche detta festa dell'Ascensione, è una festività della Repubblica Serenissima che ricorre nel giorno dell'Ascensione di Cristo (che in dialetto veneziano viene, appunto, detta "sensa"). Durante questa giornata di festa avveniva l'annuale cerimonia dello sposalizio di Venezia con il mare, un rito che coinvolgeva il Doge, vestito di un manto d'oro con il bavero di ermellino, la sottana azzurra, le calze rosse, il corno e i calzari d'oro insieme a uno stuolo di vogatori, musici e imbarcazioni al suo seguito. 

Perché si festeggia la Sensa?

Sono due gli eventi importanti commemorati dalla Repubblica in questa giornata: il primo, quando il 9 maggio dell’anno 1000 il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi; il secondo, quando nell’anno 1177, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che pose fine alla diatriba secolare tra Papato e Impero. All’inizio, il rito era celebrativo, religioso e scaramantico insieme, solo per propiziarsi la tranquillità del mare, e contemplava una cerimonia semplice, con la visita del Doge al mare e la benedizione delle acque dell’Adriatico. Su questo rito preesistente si è innestato poi lo sposalizio del mare e da allora Venezia celebra il suo dominio sul mare gettando tra le acque un anello d’oro in un matrimonio mistico che si rinnova ogni anno alle parole “Despondemus te, mare, in signum veri er perpetui domini”.

La cerimonia storica dello sposalizio del mare

La cerimonia, secondo le ricostruzioni storiche, iniziava con una messa nel monastero di Sant’Elena, dopodiché il vescovo di Castello saliva sullo sfarzoso Bucintoro con un recipiente ripieno di acqua benedetta, un vaso con del sale e un ramo di ulivo che fungeva da aspersorio. L’acqua benedetta veniva versata in mare e solo allora il Serenissimo Doge lanciava l’anello tra le onde. Il vescovo e il doge sbarcavano al Lido e lì si formava una processione religiosa che si dirigeva verso la chiesa di San Nicolò. 

La storia del Bucintoro

Il bucintoro era la galea di stato dei dogi di Venezia, una sorta di palazzo navigante lungo 34,80 metri, largo più di 7 e alto 8 abbellito da statue, intagli, decori, velluto rosso, oro luccicante. A spingerlo c'erano 168 rematori, aiutati nelle manovre più complesse da rimorchiatori. Nel secondo piano 90 sedili ospitavano i nobili veneziani. Questa imbarcazione cerimoniale riservata al Doge di Venezia era considerata sin dal XIII secolo una delle meraviglie della città e veniva usata per accogliere un nuovo Doge, nelle occasioni di visita da parte di un sovrano o principe straniero, oppure durante la festa della Sensa.

La prima imbarcazione, alla fine del 1200, era una sorta di peatone dorato, un grosso “burcio” ricoperto da un tetto a volta di botte, ma con il passare dei secoli acquisì la forma snella ed elegante della galea. Erano i maestri dell’Arsenale a prendersene cura, a rinnovarlo e ricostruirlo nei secoli, conservandone però la forma e la struttura.

L’ultimo Bucintoro apparse nel suo splendore il 28 maggio 1729 ed è quello riprodotto nelle più famose tele dei pittori dell’epoca. Le statue e gli intagli erano opera dello scultore Antonio Corradini, mentre le dorature di Giovanni Adalmi. Per la sua costruzione vennero impiegati sette anni. Nove Serenissimi sposarono il mare da questa nave nell’arco di 69 anni: Alvise III Mocenigo, Carlo Ruzzini, Alvise Pisani, Pietro Grimani, Francesco Loredan, Marco Foscarini, Avise IV Mocenigo, Paolo Renier e Ludovico Manin.

Il 9 gennaio 1798, quando i francesi abbandonarono Venezia, il naviglio fu vandalicamente distrutto dai soldati napoleonici. Dalle testimonianze dell’epoca pare che la nave fu tratta a terra nell’isola di San Giorgio: tremila statue vennero bruciate e tutta la struttura fu ridotta in cenere. Da quelle ceneri, per processo chimico, fu estratto l’oro. Lo scafo venne invece trasformato nel 1805 in nave cannoniera e infine definitivamente distrutto nel 1824. Del Bucintoro restano oggi due modelli: uno conservato al Museo storico navale, voluto dal marchese Amilcare Paolucci delle Roncole, vice ammiraglio della Marina austriaca, un altro conservato in una collezione privata. 

Il tradizionale mercato della Sensa

Dal 1300 circa, in occasione della Sensa, venne istituito un mercato che via via acquisì sempre maggiore importanza. Il mercato della Sensa durava 15 giorni, si svolgeva in Piazza San Marco e vedeva esporre commercianti ma anche artisti. Grande era l’afflusso di stranieri che si recavano a Venezia per acquistare le merci che la città importava dall’Oriente: sete e drappi ma anche prodotti tipicamente veneziani, come oggetti in vetro e specchi. La fiera aveva un giro di affari talmente elevato che fu sospesa solo in pochissime occasioni: per l’elezione del doge Andrea Gritti nel 1523, oppure a causa delle pestilenze (nel 1498, nel 1530 e nel 1575). In Piazza San Marco le moltissime bancarelle erano dapprima collocate disordinatamente, ma col passare degli anni il mercato si strutturò con costruzioni lignee addossate l’una all’altra. Nel 1777 venne realizzata una struttura architettonica vera e propria, un apparato a pianta ellittica, interamente ligneo e dipinto, con statue a coronamento dei quattro ingressi che si aprivano verso la basilica, le Procuratorie Nuove, la chiesa di San Geminiano e le Procuratorie Vecchie, un apparato che costò 57.088 ducati, una cifra enorme in un momento difficile per l’economia veneziana. Nell’arco interno venivano ospitate 52 botteghe e in quello esterno altre 50, illuminate di notte per mezzo di 200 lampioni di cristallo alimentati ad olio. Anche questa preziosa costruzione subì la stessa sorte del Bucintoro e nel 1797 fu data alle fiamme.

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