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Mercoledì, 28 Settembre 2022
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La storia del ponte votivo del Redentore

L'evoluzione di una tradizione antichissima rinnovata dal passato ai giorni nostri e parte integrante del costume dei veneziani

Festa del Redentore vuol dire ponte votivo. Chi non ha attraversato almeno una volta il ponte che collega la fondamenta delle Zattere all'isola della Giudecca nel terzo weekend di luglio? Un via sull'acqua allestita in occasione di una delle feste più sentite e amate dai veneziani, quella in ricordo della liberazione dalla peste nel biennio del 1575-77. Ed è proprio da questo evento che cambiò la storia di una città decimata dall'epidemia che venne istituito per la prima volta quell'evocativo passaggio temporaneo per raggiungere a piedi il luogo simbolo della rinascita: la chiesa del Cristo Redentore alla Giudecca. Questo collegamento negli anni ha subito diverse trasformazioni senza, però, tradire mai la sua funzione più importante, quella di fungere da legame “galleggiante” e simbolico tra due punti della città devastati, allo stesso modo, da un’epidemia che, con forza, si era riusciti insieme a debellare. 

445 anni di ponte votivo: la storia

Il primo ponte votivo del Redentore risale al 1577. Non era un ponte vero e proprio ma un insieme di barche messe una a fianco all’altra che permettevano di raggiungere la riva opposta a quella della fondamenta delle Zattere per arrivare fino al luogo alla Giudecca nel posto in cui sarebbe sorta la Chiesa del Redentore. Il primo ponte di barche venne allestito dai veneziani, per festeggiare, con una processione verso l’isola della Giudecca, la fine di dell’epidemia che, in due anni che aveva ucciso circa 50mila persone e questa tradizione. Oggi, a 445 anni di distanza, quella del ponte votivo è un'usanza ancora parte integrante delle celebrazioni della festa famosissima, anche se con qualche cambiamento.

Se un tempo il ponte votivo era fatto interamente da barche, oggi, questa via sull’acqua, è fatta da pezzi di legno poggiati su strutture galleggianti.  A realizzare il primo ponte non di barche, cioè il cosiddetto ponte Bailey, sono stati i militari che usarono una struttura inglese abbandonata dagli alleati dopo la Seconda Guerra Mondiale composta da diversi moduli in acciaio e legno che permettevano un veloce montaggio e smontaggio. Questo ponte venne acquisito dal secondo reggimento Genio pontieri che per cinquant’anni, a ogni Festa del Redentore, lo ha assemblato sul Canale della Giudecca come esercitazione militare. Dichiarato “residuato bellico” nel 2002, il ponte Bailey venne sostituito dall’odierna struttura dal materiale flessibile montata a ridosso dell'inizio della festa e inaugurata ogni venerdì sera prima del giorno del Redentore in ricordo di quel simbolico passaggio sull’acqua di 445 anni fa. 

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