social

La storia del ponte votivo del Redentore

L'evoluzione di una tradizione antichissima rinnovata dal passato ai giorni nostri e parte integrante del costume dei veneziani

Festa del Redentore vuol dire ponte votivo. Chi non ha attraversato almeno una volta il ponte che collega la fondamenta delle Zattere all'isola della Giudecca nel terzo weekend di luglio? Un via sull'acqua allestita in occasione di una delle feste più sentite e amate dai veneziani, quella in ricordo della liberazione dalla peste nel biennio del 1575-77. Ed è proprio da questo evento che cambiò la storia di una città decimata dall'epidemia che venne istituito per la prima volta quell'evocativo passaggio temporaneo per raggiungere a piedi il luogo simbolo della rinascita: la chiesa del Cristo Redentore alla Giudecca. Questo collegamento negli anni ha subito diverse trasformazioni senza, però, tradire mai la sua funzione più importante, quella di fungere da legame “galleggiante” e simbolico tra due punti della città devastati, allo stesso modo, da un’epidemia che, con forza, si era riusciti insieme a debellare. 

L’evoluzione del ponte votivo: una tradizione rinnovata da oltre 400 anni

Il primo ponte votivo del Redentore risale al 1577. Non si trattava di un ponte vero e proprio, bensì di una successione di barche messe una a fianco all’altra che permettevano di raggiungere la riva opposta a quella della fondamenta delle Zattere per arrivare fino al luogo in cui, in quello stesso anno, veniva posta la prima pietra di quella che sarebbe diventata la chiesa in onore del Cristo Redentore. Il primo ponte di barche venne allestito dai veneziani, per festeggiare, con una processione verso l’isola della Giudecca, la fine di un’epidemia durata ben due anni, e questa tradizione, a 444 anni di distanza è ancora parte integrante delle celebrazioni del Redentore. 

A cambiare, però, nel corso del tempo, non è stato il significato di questa festa e del suo ponte simbolico ma la struttura di questa via sull’acqua che passò dall’essere costituita da barche ad assumere il volto “militare” del cosiddetto ponte Bailey composto da diversi moduli in acciaio e legno che permettevano un veloce montaggio e smontaggio. Il ponte Bailey, di provenienza inglese e abbandonato dagli alleati dopo la Seconda Guerra Mondiale, venne acquisito dal secondo reggimento Genio pontieri che per cinquant’anni, a ogni Festa del Redentore lo ha assemblato sul Canale della Giudecca come esercitazione militare. Dichiarato “residuato bellico” nel 2002, questa tipologia di ponte venne sostituita dall’odierna struttura galleggiante. Il nuovo ponte votivo divenne di competenza della società Insula, la cui proposta di realizzazione di un ponte dal materiale flessibile, venne accettata dall’amministrazione comunale il primo marzo del 2002 come alternativa innovativa e funzionale del vecchio ponte. 

Oggi è ancora la società veneziana a realizzare il ponte votivo come lo conosciamo, struttura che viene montata a ridosso dell’inizio della festa più amata dai veneziani e inaugurata ogni venerdì sera prima del giorno del Redentore in ricordo di quel simbolico passaggio sull’acqua che, a oltre 440 anni di distanza, continua ad avere la stessa risonanza emotiva di un tempo. 

L'antichissima tradizione veneziana dei ponti di barche (non solo per il Redentore)

Quella del ponte di barche è una tradizione tutta veneziana nonché simbolo di un voto perpetuo. Questa tipologia di attraversamento temporaneo sull’acqua veniva, e viene ancora oggi, utilizzata dai veneziani in diverse occasioni del calendario celebrativo cittadino. Oltre al giorno del Redentore, il ponte votivo galleggiante è montato, anche in occasione della Festa della Madonna della Salute, ogni 21 novembre, permettendo ai fedeli e a tutti i cittadini di attraversare, in pellegrinaggio, il Canal Grande per raggiungere dalla riva opposta la chiesa eretta come ex voto alla Madonna per la liberazione della città dalla peste. Anche la Venice Marathon, l’appuntamento sportivo che vede gli atleti di questa disciplina sfidarsi in una corsa veneziana di 42 km, si serve, ormai da qualche anno, di questa stessa struttura galleggiante di 170 m che permette ai maratoneti di attraversare, correndo, il Canal Grande fino a raggiungere Piazza San Marco. 

La tradizione dei ponti di barche usati per attraversare i canali della città prevedeva, in passato, il semplice affiancamento delle barche con delle passerelle che, poggiate su queste, senza parapetti, permettevano ai cittadini di raggiungere a piedi luoghi altrimenti raggiungibili solo via mare. A cambiare questa modalità di approccio alla realizzazione dei ponti votivi è stato il fatto che, in mancanza di protezioni e parapetti, era pericoloso per le persone attraversarli senza rischiare di finire in acqua. Nell’800, infatti, si registra un incidente che causò dei morti provocato proprio dalla scarsa sicurezza della struttura di un ponte votivo e di un eccessivo numero di persone assembrate su questo.

Un’altra occasione in cui veniva montato il ponte di barche era la Festa in commemorazione dei defunti del 2 novembre, per permettere ai cittadini di giungere, a piedi, sull’isola del cimitero di San Michele dalle Fondamente Nove, una tradizione che il Comune ha fortemente voluto riprendere nel 2019 ma che è stata interrotta l’anno scorso a causa della pandemia. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La storia del ponte votivo del Redentore

VeneziaToday è in caricamento