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Oggi è la Festa di San Martino, ecco come si festeggia a Venezia

Come nasce questa ricorrenza e come la città festeggia il giorno dedicato al cavaliere di Tours diventato poi Santo con il suo gesto di generosità

Quella di San Martino è una festa molto sentita dai veneziani. Sono tante, infatti, le tradizioni portate avanti negli anni per festeggiare il giorno dedicato al soldato generoso con spada e mantello, da quelle culinarie a quelle dedicate ai bambini. Ogni 11 novembre, le calli e i campielli della città si inebriano di profumi di castagne e vino nuovo, di suoni di mestoli di legno che battono sui coperchi di alluminio delle vecchie pentole, o di barattoli che fungono da tamburi. Le vetrine delle pasticcerie e dei migliori panifici veneziani espongono coloratissimi i dolci di San Martino: biscotti di pasta frolla, di diverse dimensioni, a forma del Santo, su un cavallo e con la spada in mano, decorati con la glassa, caramelle, soldi di cioccolato e le tipiche palline argentee chiamate “spaccadenti”. E gruppi di bambini che, con una corona di carta in testa, girano per le calli veneziane intonando a squarcia gola la filastrocca di San Martino. A Venezia, l’11 novembre si festeggia così, con calli invase dal chiasso e dalle festanti voci dei bambini che, in cambio della canzone, chiedono ai negozianti qualche caramella o un soldino.

La chiesa di San Martino a Castello e le origini dela festa 

A Venezia l’usanza di celebrare il Santo è legata alla presenza della chiesa dedicata proprio a San Martino di Tours, nel sestiere di Castello, a pochi passi dall’Arsenale. Ancora oggi non si conosce con precisione in quale epoca venne fondata la chiesa: alcuni ritengono che sia risalente all’VIII secolo, per mano di colonie longobarde o famiglie ferraresi, scappate dal paese natio. Secondo la tradizione invece, sembra sia risalente ai secoli VI e VII. Di sicuro si sa che la devozione al Santo patrono trova origine nel fatto che la chiesa custodiva alcune reliquie del cavaliere convertito, fra cui un pezzo di tunica, una falange e una tibia. Quest’ultima venne poi ceduta alla Scuola Grande di San Giovanni evangelista in cambio di una somma di denaro che serviva per il restauro della chiesa con l’obbligo, però, di riportare ogni 11 novembre la reliquia con una lunga processione che attraversava Venezia, dalla Scuola di San Giovanni alla chiesa di San Martino. Il Santo è presente anche in alcuni elementi esterni della chiesa: nella sommità del timpano, all’estremità, si trovano le statue di San Martino Vescovo e di San Martino Papa, mentre sulla destra c’è un bassorilievo del XV secolo raffigurante San Martino che dona il mantello al povero.

La storia del soldato generoso diventato San Martino

La tradizione del biscotto di San Martino e del "capodanno contadino"

E così nella città di Venezia, e da qualche anno anche in tutti restanti territori della provincia, è di uso popolare preparare il dolce di San Martino, che è stato inventato proprio dai fornai veneziani e che non manca mai nelle tavole dei residenti. In passato la forma del biscotto era di dimensioni ridotte, con una pasta frolla più croccante rispetto a quella odierna e con uno strato di cioccolato; oggi invece ha una pasta frolla molto friabile e arricchita da tante decorazioni: della ghiaccia reale ai cioccolatini, dai confetti colorati alle caramelle di ogni consistenza e colore.

Diversamente dal centro storico e dalle isole, in molte frazioni del Comune di Venezia si festeggia San Martino ricordando il cosiddetto "capodanno contadino" consumando per le strade castagne e vino, in un periodo di fine raccolto e di riposo dal faticoso lavoro della terra. Nel mondo agricolo, infatti, la festività di San Martino è legata alla tradizione, in questo periodo, di spillatura dalle botti il nuovo vino dell’annata. Da qui il detto “A San Martino ogni mosto diventa vino”.

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