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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Il batterio “mangiapetrolio”: ottenuta la mappa del DNA

Con questa ultima scoperta è sempre più vicino l'utilizzo di questo particolare batterio per il biorisanamento degli ambienti inquinati dal petrolio

Può un batterio vivere dell’inquinamento che produciamo? Dalle ultime scoperte sembrerebbe proprio di si. Stiamo parlando in modo particolare di un batterio mangiapetrolio. Isolato nella laguna di Venezia nel 1996, l’Acinetobacter venetianus VE-C3 è un batterio marino che vive nelle acque inquinate e ha sviluppato la capacità di metabolizzare composti come gli idrocarburi rendendoli meno dannosi per l'ambiente. Tale processo è stato studiato da un gruppo di ricercatori per cercare di utilizzare le qualità di questo microrganismo in tutti quei processi di biorisanamento degli ambienti inquinati da petrolio.


 

Grazie a un gruppo di ricerca internazionale, coordinato da Renato Fani, associato di Genetica presso l’Università di Firenze, in collaborazione con l'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano, è stata ottenuta la mappa genetica di tale batterio. Questo potrà aiutare i ricercatori a comprendere meglio le caratteristiche di questo microrganismo e come fa ad adattarsi a condizioni di vita così poco favorevoli. L’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di riuscire a sfruttare le peculiarità di tale batterio per combattere l’inquinamento delle acque. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Research in Microbiology.


 

«Lo studio del genoma di Acinetobacter venetianus VE-C3 - spiega Marco Fondi, ricercatore dell'Università di Firenze - fornisce importanti informazioni sui meccanismi messi in atto dai batteri per adattarsi al particolare ambiente biologico in cui vivono; permette di comprendere i meccanismi alla base del metabolismo degli alcani e dell'adesione dei batteri alle gocce di idrocarburi (come il diesel) e di resistenza ai metalli pesanti».


 

«Il sequenziamento del genoma batterico, gli fa eco Ermanno Rizzi, ricercatore dell'Itb-Cnr di Milano, è stato possibile grazie all'utilizzo di nuove tecnologie, in grado di produrre un’elevata quantità di sequenze, che consentono di decodificare un intero genoma batterico senza informazioni genetiche a priori. Grazie ai dati genetici e genomici ottenuti, è stato possibile ampliare le conoscenze dell'intero genere batterico Acinetobacter, rilevandone l’estrema diversità, rispetto ad altri batteri che pur appartenendo allo stesso genere, sono patogeni aggressivi per l’uomo».

Quando si dice che la natura aiuta l’uomo a risolvere i danni che lui stesso a creato.

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