Ecomafia in Veneto: il caso del mercato illegale dei rifiuti

Usciti i dati del "quaderno rifiuti" dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Venezia: sequestrati nel 2012, 2192096 kg di rifiuti

Il problema del rapporto tra mafie e ambiente non riguarda esclusivamente il sud del nostro paese ma è un fenomeno che si sta espandendo in tutto lo Stivale. Da sud a nord, si contano sulla dita di una mano i luoghi dove le organizzazioni criminali non hanno allungato i loro tentacoli. Che le mafie, quindi, investono anche al nord è un dato oramai confermato. Per quanto riguarda il Veneto, affermano i dati dell’Osservatorio Ambiente e Legalità, i ricavi di tutte le attività illegali sono valutati in due miliardi di euro all’anno quale media tra un minimo di 1,3 e un massino di 2,7 miliardi all’anno.

Fra tutti da sottolineare con attenzione il mercato illegale dei rifiuti speciali e non speciali che vede il Veneto, secondo Transcrime, il centro interuniversitario sulla criminalità transnazionale, al primo posto in Italia con un fatturato di 149 milioni di euro. Questa torta complessiva viene spartita da organizzazioni criminali che sono solo in parte mafiose: ‘ndrangheta (37 %), camorra (12.5 %), Cosa Nostra (5%). Ben il 44% sono però organizzazioni criminali territoriali, venete, a volte miste italo-straniere. Inoltre nel Rapporto DIA 2011 si legge che la mafia si è riuscita a infiltrare “oltre che nel Veneto Orientale e a Venezia, anche a Porto Marghera nel traffico di rifiuti”. Per questo occorre guardare con attenzione agli assetti societari delle aziende impegnate nel settore.

Ovviamente come tutti i settori, anche in questo si è compiuto un salto di qualità: dallo smaltimento al reinvestimento del denaro sporco nel mercato legale. Questa è la tesi sostenuta dal magistrati della distrettuale antimafia veneziana: «i gruppi camorristici hanno guadagnato somme imponenti dallo smaltimento dei rifiuti delle aziende venete - secondo testimonianze di collaboratori di giustizia fino a un milione di euro alla settimana, ora quelle somme vengono reinvestite, anche nel Veneto».


Se vogliamo concentrarci in modo particolare sulla città lagunare, i dati del “quaderno sui rifiuti” redatto dall’Osservatorio ambiente e legalità evidenziano che, all’incremento delle esportazioni è corrisposto un incremento dei sequestri dei rifiuti, che hanno riguardato maggiormente settori merceologici quali la carta, i rottami di ferro e la plastica destinati per lo più in Cina, con eccezione dei sequestri di rifiuti relativi a parti di autovetture che hanno come destinazione privilegiata i paesi del nord Africa. In modo particolare, secondo l’ufficio delle Dogane di Venezia sono stati sequestrati nel 2012, 2192096 kg di rifiuti, diretti in modo particolare in Cina, contro i 9570065 kg del 2011. Tutti questi dati possono dare un idea molto chiara di quella che è la realtà delle cose. Una realtà che fa rabbrividire.

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