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Ecosistema urbano, Venezia è la più sostenibile

Secondo il rapporto "Ecosistema urbano" di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei capoluoghi di provincia italiani, Venezia è la prima tra i grandi capoluoghi italiani

Venezia è la più green tra i grandi capoluoghi italiani e quinta nella classifica assoluta nazionale: a dirlo il ventesimo rapporto “Ecosistema urbano” di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei capoluoghi di provincia italiani presentato questa mattina a Bologna nel corso della conferenza nazionale delle città. Sono stati analizzati 104 comuni italiani, suddivisi in grandi, medi e piccoli, e di tutti questi è stato possibile calcolare l’indice di valutazione di ecosistema urbano, utilizzando i dati inviati quest’anno o, se mancanti, integrandoli con i dati inviati nelle due ultime edizioni.
 

Il valore massimo ottenibile è 100. Tra le città grandi il massimo punteggio, 64,85%, viene raggiunto dal capoluogo veneto per il terzo anno consecutivo, seguito a grande distanza da Bologna 56,12% e Padova 53,22%. Dalla classifica emerge che il Veneto, per quanto riguarda le grandi città, fa la parte da leone: dopo Venezia (prima) e Padova (terza) sul podio, al quarto posto compare Verona con 51,64%. Un ottimo risultato che dimostra l’impegno della Regione verso l’attuazione di politiche più sostenibile e attente all’ambiente.
 

Molto soddisfatto lo stesso assessore all’ambiente del comune di Venezia Bettin che afferma come “Non era mai accaduto che una città ottenesse il riconoscimento per due volte di seguito. Venezia ci riesce per terza volta, a riprova di un impegno che continua, malgrado le durissime difficoltà che in questi anni colpiscono tutti i comuni soprattutto a causa delle politiche miopi dei governi nazionali, dei tagli che infliggono alla finanza locale e della logica perversa del Patto di stabilità”.
 

Ma andiamo ad analizzare più nel dettaglio i risultati del capoluogo veneto. Migliora in modo particolare la qualità dell’aria: la concentrazione delle polveri sottili (Pm10) scende dai 41,8 microgrammi al metro cubo della scorsa edizione ai 36,2 del 2012, così come la media di giorni di superamento dei limiti per l’Ozono che è passata dai 50 giorni dell’edizione scorsa ai 40 di quest’anno. Cresce ancora la percentuale di depurazione dei reflui che si attesta per il 2012 al 94% (era al 90% lo scorso anno).
 

Diminuisce, anche se di poco, la produzione annua procapite di rifiuti che si attesta a 642,2 Kg per abitante, quando erano 664,7 nel 2011 e parallelamente la raccolta differenziata sale al 38,8% (35,4% nel 2011); in lieve calo anche chi utilizza i mezzi pubblici: 564 viaggi procapite (erano 571 lo scorso anno). Si legge inoltre nel rapporto che Venezia si caratterizza, grazie alla particolare conformazione urbana, per il più basso tasso di auto immatricolate, pari a 41 ogni 100 abitanti; la migliore estensione procapite di isole pedonali con 5,10 mq/abitante (era 4,87 mq/abitante lo scorso anno) e una buona porzione di suolo urbano destinato alle bici con 12,50 metri equivalenti ogni 100 abitanti (erano 10,71 lo scorso anno).
 

Anche a Venezia però troviamo dati negativi. Peggiorano, ad esempio, le medie relative alle concentrazioni di No2 che salgono a 41 microgrammi al metro cubo rispetto ai 38,8 della scorsa edizione e cresce la percentuale di acqua potabile dispersa dalla rete idrica (passa dal 36% dello scorso anno all’attuale 38%).
 

Bisogna però sottolineare che nessuna città italiana ha ottenuto il punteggio del 100%, anzi la situazione a livello nazionale è molto critica: solo 11 città analizzate hanno superato la sufficienza (60%). E proprio queste sono le nostre migliori città. Il che non è affatto gratificante. La fotografia che esce dal rapporto infatti è quella di un Paese con città congestionate, inquinate, grandi divoratrici di suolo rimasto libero, insicure rispetto al rischio sismico idrogeologico, fragili rispetto al crescente impatto di fenomeni climatici estremi, avari di servizi di qualità, in ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie.
 

Nonostante ciò le città rappresentano proprio il luogo dove dover ripartire, come ha affermato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: “se nell’insieme le nostre città sono congestionate e inquinate, fragili rispetto al rischio sismico e idrogeologico, in ritardo rispetto all’erogazione dei servizi, esse rappresentano pure i luoghi ideali per le migliori soluzioni. Soluzioni che non possono più essere limitate a singoli e parcellizzati interventi ma devono rientrare in un disegno lungimirante e complessivo, che veda le città come fulcro della rinascita del Paese. Interventi mirati a migliorare qui la raccolta differenziata e là il trasporto pubblico, l’inquinamento acustico o la depurazione delle acque, non possono infatti dare risultati significativi se realizzati al di fuori di un progetto politico nazionale che riconosca alle città un ruolo centrale e imprescindibile. Si parla tanto di smart city ma non dobbiamo dimenticare che le città possono essere smart solo se ci sono smart citizens, e quindi relazioni, creatività e cultura per creare consapevolezza sulle sfide e nuovi stili di vita”.

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