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Julyan Stone (foto Ottavia Da Re)

Julyan Stone (foto Ottavia Da Re)

Julyan Stone tuona contro la Reyer Venezia: "Sapevano di mio padre, mi hanno ignorato"

L'atleta affida il proprio pensiero al profilo Instagram: "Irrispettosi, io mi sentivo in famiglia". La replica: "Fin da subito disposti ad aiutarlo, non vogliamo pensare che vada in Nba"

A questo punto è improbabile che le strade della Reyer Venezia e di Julyan Stone continuino nella stessa direzione. Servirebbe un miracolo. E a giudicare dai toni tenuti su Instagram dall'atleta statunitense, per ora le posizioni rimangono molto distanti. Stone tuona contro la società orogranata, accusandola di avere dato in pasto ai media la vicenda che ruota attorno alle gravi condizioni di salute del padre e di avere ignorato i ripetuti tentativi di contatto partiti dall'entourage di Stone per definire la situazione. Al punto da decidere di affidare il proprio pensiero ai social network, sia quel che sia. 

"LA LOTTA DI MIO PADRE E' ANCHE LA MIA"

"Mio padre ha un polmone collassato e un cuore che pompa al 10% - ha dichiarato il play Usa - I suoi reni non funzionano. E' in dialisi. Avrebbe bisogno di trapianti. Mio padre sta combattendo per vivere e questa non è solo la sua lotta, ma anche la mia. Durante questo periodo si è presentata un'occasione che mi aiuterà a fornire a mio padre tutta l'assistenza sanitaria necessaria. Così - continua - potrei stargli abbastanza vicino, dandogli la migliore possibilità di combattere". 

"LA REYER HA IGNORATO LE MIE CHIAMATE"

Il post poi sposta l'attenzione sul presunto comportamento della Reyer, parole confutate dallo staff orogranata in un comunicato stampa di risposta: "Dopo aver immediatamente contattato Venezia circa la situazione, hanno ignorato le mie chiamate, le email e le mie richieste. Avevano anche ignorato quelle del mio agente, di mia madre e dell'ospedale. Quello che mi dà fastidio è la mancanza di rispetto e di dignità che hanno mostrato. Ho inviato numerose proposte alla squadra per fornire una risoluzione di cui potessero beneficiare tutti. L'amore per la città e i tifosi rende tutto difficile, l'ultima cosa che voglio è che i tifosi non possano contare su una squadra vincente. Ho aiutato a costruire una cultura della vittoria e ho dato alla società tutto quello che avevo. Mi sono sentito in una famiglia allargata, anche all'interno dello staff. Poi ho scoperto che non era così. È veramente sconvolgente per me - conclude - che si utilizzino i mezzi di comunicazione per salvare la faccia e convincere la gente a credere a false verità".

LA REPLICA DELLA SOCIETA'

A giudizi così pesanti non si è fatta attendere la replica della società, che ha risposto a tono ai rilievi di Stone: "Da quando il papà di Julyan è stato colpito da un brutto e improvviso male, la società è sempre stata vicina e partecipe al dolore e alla situazione del giocatore - esordisce la nota - Da sempre l’Umana è sensibile e attenta agli aspetti umani che riguardano non solo gli atleti ma tutti coloro che collaborano con la società. All’atto della firma del contratto con cui l’atleta si è legato alla società, entrambe le parti erano già consapevoli della brutta situazione sanitaria in cui versava il papà di Julyan. L’Umana Reyer afferma con fermezza di aver comunicato da subito a Julyan Stone la volontà di dare a lui e alla famiglia assistenza economica, sanitaria e assicurativa e soprattutto la disponibilità per poter non far mancare la sua presenza al fianco del papà in un momento così difficile. Altrettanto fermamente - si sottolinea - la società dichiara di aver comunicato continuativamente con l’atleta e i suoi agenti rappresentanti per trovare la migliore soluzione possibile".

POSSIBILE OFFERTA NBA?

In ballo la possibile offerta di Charlotte? "La società non vuole altresì pensare - si afferma sul punto - che il non voler più essere legato all’Umana Reyer da parte di Julyan Stone sia condizionato dalla proposta che l’atleta ha ricevuto da una franchigia NBA (che a noi informalmente risulta avere sede all’incirca a 650 chilometri dalla clinica dove è ricoverato il padre) poiché la disputa di un campionato di 82 partite logorante e impegnativo, per le lunghe trasferte, non potrebbe in ogni caso garantire la vicinanza concreta e costante al padre. Inoltre - si conclude - la società non ha mai utilizzato alcun organo di informazione, diretto e indiretto, per rendere pubblica tale vicenda, come invece sostenuto da Julyan Stone".

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