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Il diverbio in via Piave finisce a coltellate: giovane grave in ospedale in codice rosso

E' accaduto poco dopo la mezzanotte non distante dall'incrocio con via Miranese. Un 32enne tunisino è stato raggiunto da due fendenti al torace. I residenti: "Vogliamo sicurezza"

I motivi per cui è stato accoltellato al torace non li ha voluti dire, ma ha spiegato di conoscere chi sia stato l'aggressore. Tornano a spuntare i coltelli in via Piave a Mestre. Stavolta si è rischiato grosso. Un cittadino tunisino di 32 anni, infatti, è stato raggiunto da due fendenti poco dopo la mezzanotte tra giovedì e venerdì all'altezza di piazzale Olivotti. Diverse le persone che hanno contattato la centrale operativa del 118 e quella del 113.

L'attenzione dei residenti evidentemente è stata attirata dalla confusione e dalle urla. Una volta visto il sangue e il ferito, hanno lanciato l'allarme. Sul posto, in corrispondenza del civico 4 di via Piave, sono arrivati i sanitari con un'ambulanza, oltre che le volanti della polizia. Un equipaggio era già nei paraggi ed è intervenuto subito. Il giovane si trovava da solo: l'aggressore, pare suo connazionale, se l'era svignata non appena aveva capito la gravità di ciò che aveva combinato. Dunque il ferito è stato stabilizzato e caricato a bordo dell'ambulanza, per poi essere trasportato in codice rosso all'ospedale dell'Angelo di Mestre.

Sarebbe comunque fuori pericolo. Si tratta di un giovane con diversi precedenti alle spalle per questioni di spaccio, quindi è verosimile che il diverbio poi finito a coltellate possa essere scoppiato per motivi di droga. Su questo punto, però, si sta ancora indagando. Le forze dell'ordine in un secondo momento si sono portate all'Angelo per raccogliere la versione dei fatti del ferito, ma quest'ultimo non era ancora in grado di parlare. Fatto sta che si tratta di un episodio, l'ennesimo, che ha attirato l'attenzione di molta gente, a giudicare dal numero di telefonate giunto alle varie centrali operative. La situazione "calda" di via Piave torna ancora in primo piano. 

I RESIDENTI CHIEDONO MAGGIORE SICUREZZA - La vicenda ha indotto i residenti, aderenti al comitato Marco Polo, a inviare una lettera al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, al prefetto, Domenico Cuttaia, e al questore Angelo Sanna, chiedendo provvedimenti urgenti contro queste forme di criminalità. La "ricetta" si caratterizza per cinque punti fondamentali: "Verifica e risistemazione delle recinzioni esistenti di quelle aree notoriamente frequentate da spacciatori, sbandati e malavitosi - si sottolinea - l’illuminazione a giorno di quegli angoli di quartiere degradati divenuti latrine a cielo aperto, immondezzai e centrali di spaccio, come proprio piazzale Olivotti o il sottoportico parallelo all’ingresso della ciclopedonale che da Mestre porta a Marghera; posizionamento di telecamere con controllo in remoto; chiusura con opportuna recinzione, in tempi rapidi, dei parchi Albanese e di via Trieste a Marghera, come pure di quelle aree destinate a parco nei quartieri frequentate dal malaffare, al fine di poterli chiudere e sorvegliare negli orari notturni; abbattimento delle strutture in cemento armato di piazzale Aqui al Bissuola, oggi sede di spaccio e consumo stupefacenti".
 

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