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Mafia, arrestato l'ad Mestrino della Fip di Selvazzano: "Soldi ai clan"

L'ingegnere Mauro Scaramuzza in manette con Gioacchino Francesco La Rocca, figlio del capomafia detenuto 'Ciccio'. Accusa di appalti pilotati

L'amministratore delegato della Fip di Padova, Mauro Scaramuzza, e Gioacchino Francesco La Rocca, figlio del capomafia detenuto 'Ciccio', sono stati arrestati dai carabinieri, assieme ad altri tre indagati, nell'ambito di un'inchiesta su un appalto pubblico da 140 milioni di euro per la 'variante' Caltagirone. Nei loro confronti i militari dell'Arma hanno eseguito un ordine restrittivo del gip su richiesta della Dda della Procura di Catania, che ipotizza, a vario titolo, i reati di di associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni e concorso esterno in associazione mafiosa.

Dalle indagini dei carabinieri sarebbe emerso l'interesse della storica 'famiglia' mafiosa di Caltagirone dei La Rocca, legata a Cosa nostra, nell'esecuzione dei lavori. Secondo l'accusa, la cosca avrebbe agito affinché venissero dati in subappalto a ditte direttamente controllate dal clan con contratti artificiosamente frazionati in modo da eludere la normativa antimafia, percependo così un indebito profitto mediante l'ottenimento di finanziamenti pubblici.

Tra gli arrestati c'è Scaramuzza, ad della Fip di Padova, impresa di rilevanza internazionale, aggiudicataria dell'appalto (insieme alle societa' L&C unite in associazione temporanea di imprese) che secondo la Procura era "consapevole di apportare il contributo al clan La Rocca". Nel corso dell'operazione i carabinieri hanno sottoposto a sequestro preventivo due società.

Gli arrestati avrebbero frazionato, con la complicità di dipendenti dell'Anas di Catania, i subappalti senza superare la soglia di 154mila euro, limite da cui scatta l'obbligo dei informative e certificati antimafia. Era la tecnica, secondo la Dda della Procura di Catania, adoperata per favorire l'inserimento di aziende del clan nella realizzazione del primo stralcio della 'Variante di Caltagirone', che interessa 8,7 chilometri di una strada progettata negli anni Sessanta, finanziato con poco meno di 112 milioni di euro.

Secondo l'accusa, la Fip, attraverso il dirigente e il responsabile del cantiere, avrebbe affidato lavori in subappalto a società che, ritengono la Procura di Caltagirone e la Dda di Catania, fossero controllate dalla 'famiglia' La Rocca. (Ansa)

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