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Il barista "sconfitto" dalle slot: "Senza il locale deve chiudere"

Il titolare di un locale mestrino aveva tolto le macchinette per giustizia sociale. Ma gli affari sono subito colati a picco: "Senza non sopravvivo"

Ci ha provato. Orgoglioso di una scelta che doveva aiutare la comunità in cui vive. Invece è stato sconfitto. Ha dovuto fare marcia indietro, soprattutto senza poter dire liberamente come la pensa. Altrimenti addio clienti, addio bar. Addio tutto. Come riporta il Gazzettino, c'è chi è stato sconfitto dalle slot machine. C'è chi le odia ma nonostante ciò non può farne a meno.

E' la storia di un barista mestrino che con dolore racconta la propria storia al quotidiano, tornando indietro a quella decisione di togliere quegli apparecchi elettronici che succhiavano soldi ai clienti alienandoli dal resto del mondo. Basta. Serviva "aria pulita". Così di punto in bianco chi è entrato nel suo esercizio le macchinette non le ha trovate più. Per venti giorni, però. Poi sono ricomparse. Perché gli affari sono colati a picco e senza di esse l'attività a breve avrebbe chiuso i battenti. Insomma, senza slot soprattutto i locali di periferia non possono sopravvivere.

Per questo il barista ha dovuto alzare bandiera bianca. Ma non per diventare ricco. No. Per non vendere tutto e rimanere disoccupato. In quei venti giorni di "disobbedienza" i clienti entravano giusto il tempo per il caffè. Guardavano con la coda dell'occhio l'angolo dove prima c'erano le slot e, vedendo il muro bianco, se ne andavano subito via. Pronti a spendere i propri soldi in uno dei tanti bar gestiti da cinesi della zona. Niente consumazioni, niente soldi. Per questo motivo le slot hanno vinto. E sono tornate a far capolino nel locale. Con immenso rammarico di chi non le vorrebbe ma deve tenersele per poter sopravvivere.

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