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Niente soldi, rischiano di saltare i centri estivi. "Non sono obbligatori"

Il Comune di Venezia l'ha detto chiaro e tondo ai Presidenti delle Municipalità: può mettere a disposizione le scuole ma non i servizi

Il Comune di Venezia al massimo potrà mettere a disposizione le scuole. Punto e basta. Per le attività dei centri estivi non c’è un centesimo, molti rischiano così di saltare. E’ l’effetto dei tagli al Bilancio decisi dalla gestione commissariale per recuperare al più presto ben 55 milioni di “buco”. La comunicazione è stata data mercoledì pomeriggio ai Presidenti delle Municipalità: se un servizio non è obbligatorio, non è affatto scontato che venga offerto. Come riporta La Nuova Venezia, dunque, la maggior parte dei centri estivi rischia di non avere nemmeno le risorse necessarie per poter partire.

L’unica possibilità in questo momento si chiama Ames, società partecipata del Comune che garantisce il servizio-mense. Se riuscisse a garantire comunque il pasto ad un costo minore, il Comune potrebbe diminuire le uscite previste per questo capitolo di spesa e dunque garantire in ogni caso qualche spazio-divertimento per i più piccoli. La matassa non è affatto semplice da sbrogliare, perché comunque la si tiri la coperta resta corta.

“Dare uno spazio ai bambini dovrebbe essere un compito obbligatorio per un Comune come Venezia” è sbottato più di qualcuno durante la riunione di mercoledì. “A noi sarebbero bastati 6000 euro, la cifra minima per offrire 5 settimane di centro estivo a 45 euro a settimana” ha aggiunto un altro. Ogni Municipalità farà i propri conti, per far partire i centri estivi bisognerà ricorrere in dosi massicce al volontariato.

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