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Martedì, 25 Gennaio 2022
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Scene da film a Mestre: circondati tre edifici, criminale in manette

Stamattina una quarantina di carabinieri hanno arrestato un componente di una banda cinese dedita a rapine e sequestri e identificato una ventina di suoi connazionali irregolari

L'obiettivo principale era DeFu Zhu, 33enne di origine cinese che si era macchiato assieme ad altri complici di rapine nei confronti di commercianti connazionali nell'Alta Padovana e in provincia di Venezia. La sua banda, di cui è stato arrestato anche un altro componente all'aeroporto di Milano mentre stava fuggendo a Pechino, aveva trovato nei sequestri di persona e nelle rapine una fonte di facile guadagno.

Per scovarlo i carabinieri della Compagnia di Mestre, coadiuvati dai militari del Norm di Padova, stamattina hanno dato vita a una vasta operazione in zona stazione che ha impegnato una quarantina di agenti in divisa e in borghese. Una ventina di cittadini cinesi irregolari sono stati identificati e denunciati. Le forze dell'ordine hanno circondato la zona antistante la stazione ferroviaria e controllato tre edifici tra via Piave e via Monte San Michele, passando al setaccio una ventina di appartamenti in tutto. Le operazioni sono durate fino al primo pomeriggio.

I carabinieri del nucleo Investigativo di Padova e quelli dell'aliquota operativa della compagnia di Cittadella, sulle tracce dei due arrestati di oggi, esaminando tutti filmati delle telecamere di sicurezza situate nei pressi degli obiettivi delle rapine erano risaliti al bandolo della matassa: cioè all'autovettura con cui i due criminali arrestati si muovevano. Lo facevano solo di notte e per commettere i loro reati.


Il modus operandi era sempre lo stesso: diversi sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti la rapina per accertare l'orario e di apertura di chiusura, il numero delle persone presenti a servire, eventuali elementi di disturbo, come allarmi o vigilanza, la frequenza dei depositi e le modalità con cui venivano gestiti gli incassi. Poi l'assalto al locale, sempre a ridosso dell'orario di chiusura, armati di pistole e di coltelli da cucina. Il momento propizio veniva scelto in funzione del fatto che non ci fosse nessuno nei paraggi. Non era necessaria l'adozione di un travestimento particolare poiché confidavano sull'impunità garantita dalla enorme difficoltà di svolgere indagini nel "mondo" dei cinesi, dettata anche dal fatto di potersi esprimere in dialetti che pochi riescono ad interpretare.

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