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Sgominato giro di prostituzione tra via Piave e il Terraglio, quattro arresti

Una realtà di violenza e di sfruttamento scoperchiata dalla polizia e dalla finanza. Decine di giovani ungheresi costrette a vendersi. Quattro appartamenti sequestrati. Altri 16 indagati, sei latitanti

Decine le ragazze che mano a mano sono finite nelle loro mani. Giovani, catapultate in una realtà più grande di loro. Costrette a vendere il proprio corpo in via Piave o sul Terraglio, adescando tutti i clienti che potevano. Praticando degli sconti al limite. Perché bisognava monopolizzare il mercato. Un'operazione congiunta della guardia di finanza e del commissariato di Mestre ha disarticolato un'organizzazione "dinamica" che controllava un grosso giro di prostituzione nel centro mestrino. Quattro le persone finite in manette, altre sei al momento sono ricercate. Tutte di nazionalità ungherese, come le giovani lucciole. Che hanno lasciato il loro paese d'origine per finire in un inferno tutto veneziano.

In arresto A.T., 34 anni, P.S., 46 anni, T.B., 31 anni (detenuto in Ungheria) e L.E.L., donna di 25 anni. Era lei che costituiva il collante tra le prostitute e i loro protettori. Perché non si trattava di un sodalizio vero e proprio. I quattro appartamenti sequestrati dalle forze dell'ordine tra via Tasso, via Aleardi e via Cappuccina, infatti, venivano gestiti in comunità. Ma ognuno aveva le sue "protette". In questo modo gli ungheresi, di etnia rom, erano riusciti a organizzare il loro giro, facendo patti anche con la malavita cinese. Alcune volte, infatti, le donne adescavano i propri clienti anche davanti al "condominio giallo" di via Piave, un tempo regno di P.K., il "boss" che secondo gli inquirenti gestiva il malaffare nella zona della stazione ferroviaria di Mestre, avevano rapporti sessuali addirittura nel sottoscala. Con al piano superiore una scuola di ballo per ragazzini.

Lo stesso "subappaltatore" degli appartamenti era un cittadino di nazionalità cinese. Per ogni prestazione a domicilio prendeva la sua percentuale, il resto finiva al protettore. Nulla rimaneva in tasca alle prostitute, che a ogni fine turno veniva perquisite accuratamente. L'operazione, che ha portato al sequestro anche di nove auto di grossa cilindrata, è nata da due indagini divise, una della guardia di finanza e una della polizia. Le fiamme gialle, infatti, avevano messo gli occhi sull'organizzazione per una differenza evidente tra il tenore di vita che avevano queste dieci persone (ma ci sono altri sedici indagati fino ad ora) e quanto dichiaravano. Cioè zero. Si presentavano spesso al bingo per giocare "forte", con auto di lusso.

La polizia, invece, era partita da una denuncia di estorsione da parte di un cliente che, avendo pattuito per la prestazione a domicilio una tariffa di quaranta euro, è stato poi avvicinato da tre dell'organizzazione e minacciato: doveva pagare il doppio altrimenti sarebbero stati guai. Nei guai anche alcuni cittadini italiani, che in cambio di qualche favore, di soldi o della semplice possibilità di stare a contatto con un giro forse più grande di loro, accompagnavano alcune volte le prostitute sul luogo di "lavoro" per poi aspettare il fine turno e riportarle a casa. In tutto il valore dei beni sequestrati è di un milione di euro, ma non è escluso che le indagini siano finite qui.

IL VIDEO DEL BLITZ DI POLIZIA E GUARDIA DI FINANZA

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