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Parte la "crociata" contro le aperture domenicali dai sagrati delle chiese

Circa 1.200 adesioni raccolte da Confesercenti e dalla Cei tra Mestre, Chioggia, San Donà e Noale nell'iniziativa "Liberaladomenica". Obiettivo raggiungere 50mila sottoscrizioni

La «battaglia» contro le aperture domenicali dei negozi parte dai sagrati delle chiese. Domenica ha preso il via "Liberaladomenica", una raccolta firme ideata da Confesercenti per ottenere che la competenza sugli orari di apertura e chiusura dei negozi torni in mano alle Regioni, cancellando quindi le liberalizzazioni volute dal governo Monti e inserite nel decreto Salva Italia. Nel pomeriggio di domenica erano state raccolte circa 1.200 adesioni tra le piazze di Mestre, Chioggia, San Donà e Noale. I banchetti di Confesercenti sono stati posizionati di fronte alle chiese, a sottolineare che l'iniziativa è appoggiata anche dalla Cei, Conferenza episcopale italiana. In cantiere anche iniziative comuni con i sindacati. Tutte firme certificate, poiché dovranno poi essere presentate in Parlamento come proposta di legge popolare.

 

"Abbiamo bisogno della domenica, un giorno da dedicare alle proprie relazioni - commenta al Gazzettino don Gianni Fazzini, incaricato per la pastorale degli stili di vita dalla Diocesi di Venezia - non possiamo misurare la nostra qualità della vita solo con il Pil". D'accordo anche il vicesindaco Sandro Simionato, anche lui accorso per firmare al banchetto di fronte al duomo di San Michele Arcangelo in piazza Ferretto.

 

"Nei centri commerciali ci si sfiora, ma non c'è alcuna relazione - spiega - le piazze delle città sono un centro di aggregazione importante, ma ora si stanno spopolando. Rappresentano la vitalità di una comunità. Siamo proprio sicuri che servizi più numerosi migliorino la vita?". Maurizio Francheschi, direttore di Confesercenti Venezia, si dice sicuro di raggiungere l'obiettivo di 50mila adesioni in tutta Italia. Anche perché, afferma, "i centri si stanno spopolando".

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