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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Altra rapina con "pestaggio" in via Piave: uomo malmenato e derubato

Sabato sera la vittima, di origine afgana e sulla quarantina, stava camminando per la via di Mestre quando è stato incrociato da una coppia di giovani magrebini. Uno di loro in manette

Altro episodio di violenza "di strada" in via Piave a Mestre. E solo per un caso stavolta gli eventi non hanno preso una piega tragica come una settimana fa, quando un 35enne di origine romena è stato spintonato senza apparente motivo, complice l'alcol, dal 34enne di origine eritrea Solomon Aradom, poi arrestato con l'accusa di lesioni gravissime. L'uomo stava camminando sottobraccio alla sua fidanzata quando per le percosse è caduto a terra sbattendo violentemente la testa. Critiche fin da subito le sue condizioni. Ora l'uomo si trova all'ospedale dell'Angelo in prognosi riservata, dopo due interventi chirurgici per ridurre i danni del trauma cranico riportato. Un dramma immotivato, anche se ciò che è accaduto questo sabato sera forse era tutto premeditato.

Stavolta a finire nel mirino è stato un cittadino afgano di circa 40 anni, che stava percorrendo via Piave su un marciapiede assieme alla compagna. A un certo punto i malcapitati hanno incrociato due giovani di origine magrebina che provenivano dal senso opposto. Iniziano gli "apprezzamenti" poco simpatici alla donna e subito il clima si surriscalda. Ci vuole poco per passare dalle minacce verbali ai fatti. Parte un pugno che colpisce in pieno volto il 40enne, che poi finisce a terra, davanti agli occhi atterriti della fidanzata. Ne scaturisce una colluttazione, nella quale l'afgano perde il suo portafoglio per terra (le indagini dovranno stabilire se gli sia invece stato strappato di dosso). A quel punto gli aggressori se lo intascano e scappano con la refurtiva.


Le forze dell'ordine accorrono alle richieste d'aiuto dell'uomo, col volto tumefatto, e si gettano all'inseguimento dei fuggitivi. Ne arrestano uno, un 24enne di origine tunisina clandestino con precedenti di polizia, mentre il complice riesce a dileguarsi. A finire nelle mani degli agenti della questura, secondo la versione del derubato, colui il quale lo aveva picchiato e strattonato.

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