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Smantellata baby gang incubo dei bengalesi, sei minori in arresto

Operazione all'alba di mercoledì. Perquisite anche le abitazioni di altri sette minori, una sessantina i giovanissimi che gravitavano nell'ambiente

La baby gang che imperversava a Mestre è stata sgominata. La squadra mobile di Venezia ha notificato provvedimenti di custodia cautelare a sei minori, tra i 14 e i 17 anni, tutti italiani, che si sono resi responsabili negli ultimi mesi di rapine, danneggiamenti e violenze. Sono accusati inoltre di reati contro il patrimonio e contro la persona, a cui si aggiunge l'aggravante d'aver commesso i fatti per finalità di odio e discriminazione razziale, anche se non in tutti i casi.

AGGRESSIONE NEL SOTTOPASSO DEL TRAM - VIDEO

Tanti gli episodi che nei mesi scorsi li hanno visti protagonisti in crimini a vari livelli (nove quelli accertati), nella maggior parte contro cittadini bengalesi, ma non solo: diverse anche le aggressioni nei confronti di coetanei italiani, in una escalation di violenza che avevano ormai portato a una situazione critica nell'entroterra veneziano. Le indagini erano scattate a novembre, con una prima serie di provvedimenti già in gennaio: il cerchio si è chiuso all'alba di mercoledì, quando gli agenti di polizia hanno messo le manette a sei minorenni, tutti residenti tra Mestre e Marghera, tra cui due ragazzine. Uno di loro, sedicenne con precedenti, è finito in carcere, mentre gli altri sono stati condotti in varie comunità del Veneziano. Altri sette minorenni sono indagati per gli stessi reati, ma non raggiunti da ordinanze di custodia cautelare: tre di loro, di età inferiore ai 14 anni, non sono neppure imputabili. Per tutti sono scattate anche perquisizioni domiciliari, ma si stanno anche analizzando le rispettive situazioni familiari per decidere eventualmente per degli affidamenti ad altre famiglie.

Una sessantina in tutto i giovanissimi che gravitavano intorno alla baby-gang, anche se nella maggior parte dei casi ai ragazzini non è stato addebitato alcun reato. I violenti appartenevano comunque a uno stesso gruppo, in cui i ruoli erano intercambiabili: alcuni erano gli autori materiali delle aggressioni, altri incitavano, altri ancora stavano a guardare. Le indagini si sono avvalse della collaborazione e delle testimonianze di molti cittadini, oltre che di una enorme mole di materiale video, dai filmati delle telecamere sorveglianza. Molto delicate le operazioni, perché rivolte essenzialmente a minorenni: in alcuni casi gli agenti, rapportandosi con i genitori dei piccoli delinquenti, hanno dovuto affrontare reazioni incredule o addirittura minacce di querela.

Oggetto di particolare attenzione in questi mesi è stata la comunità bengalese, per il rischio che gruppi di ragazzi esasperati potessero prendesse iniziative autonome di vendetta nei confronti dei mestrini. Anche per questo pochi giorni fa era stata organizzata una manifestazione pacifica molto partecipata, per chiedere di mettere fine alle violenze. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso e che aveva indotto Kamrul Syed a darsi da fare per far sì che parte dei 7mila bengalesi che gravitano sulla città iniziassero ad alzare la voce era stata l'aggressione subita da un suo connazionale solo pochi giorni prima in Piazza Ferretto. Il 7 aprile un venditore di rose era stato aggredito e malmenato da alcuni ragazzini (DETTAGLI). Ora i piccoli malviventi sono assicurati alla giustizia, nella speranza che le istituzioni possano colmare le loro gravi lacune educative.

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