Venerdì, 14 Maggio 2021
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Processo allo "spritz": ma la violenza a Mestre forse non scattava lo stesso?

Il dibattito in città si è infervorato dopo il caso del 63enne picchiato in via Verdi da sei giovani. L'aperitivo "costa troppo poco", o "se ne beve troppo". Se il problema fosse la violenza e stop?

Da un pestaggio in pieno centro a un dibattito sulla cultura dello spritz. A una settimana dalla brutale aggressione di Gabriele Sinopoli, il 63enne mestrino picchiato da un gruppo di sei giovani di Marghera in via Verdi, in pieno centro, è scaturito un botta e risposta a suon di comunicati tra chi il territorio lo amministra (i politici) e chi il territorio lo racconta (giornalisti e sociologi). Ipotesi e ricostruzioni su quanto i giovani siano traviati dall'alcol e quanto dovrebbe costare uno spritz per non essere socialmente pericoloso.

La verità è un'altra. Se è vero che questi giovani avevano in parte dei precedenti penali e che addirittura qualcuno di loro sarebbe stato raggiunto da un provvedimento di Daspo, vuol dire che non è la quantità di spritz che uno beve la variabile del problema. Il problema è che evidentemente a un insulto o a una clacsonata qualcuno decide di rispondere con la violenza. Perché, ma per fortuna sono casi isolati, forse è l'unico linguaggio che conosce. In un territorio "difficile" come quello veneziano. In una realtà "spietata" come quella lagunare. Daspo e risse. La fedina penale parla chiaro: non era stata la prima volta per alcuni di loro domenica scorsa. Allora la radice del problema è più profonda, e coinvolge tutto un tessuto urbano, coinvolge tutti.

Sul fronte "spritz" in queste ore si fronteggiano due opinioni: quella espressa dal vicesindaco Sandro Simionato, secondo cui è il "suo costo" a indurre i giovani in tentazione. Anche perché prezzi bassi significano prodotti scadenti. "Attenzione - avverte sul Corriere - perché qui si sta muovendo una logica molto pericolosa: bere per eccedere, per esagerare, che non è un elemento di socialità ma di solitudine. Questo è possibile anche perché i prezzi sono bassi e i ragazzi possono bere molto. Il problema è ampio e riguarda tutti: la filiera, gli esercenti, gli insegnanti, la famiglia".

Di altro parere l'assessore comunale alle Politiche giovanili Gianfranco Bettin. Lui mette nel mirino la "quantità", non il costo: “La questione del bere, dello spritz, dell’alcol in genere, di cui tanto si parla in questi giorni non è riducibile al fatto che un bicchiere costi troppo o troppo poco: la questione è che si beve troppo - dichiara - Questo è il problema. Esiste una subcultura egemone che incoraggia il consumo sregolato e il cosiddetto “rito dello spritz” è oggi il principale e più devastante veicolo di diffusione di questa epidemia, indipendentemente dal costo di un bicchiere. I soldi, chi beve, se li procura comunque, pochi o tanti. Un intero sistema economico e pubblicitario, colossali interessi, spingono a bere a età sempre più precoci e in modo incontrollato - spiega l'assessore - A intervenire sul campo si è in pochi, Comuni come Venezia sono troppo soli nel lavoro di prevenzione, circondati da indifferenti o da ciarlatani che non sanno neanche di cosa parlano o che lo sanno benissimo ma campano su un sistema che distrugge vite e famiglie e la sicurezza e la salubrità di intere comunità".

 

"Siamo sicuri che sia tutta colpa dello spritz? - dichiara invece il capogruppo Udc in Comune Simone Venturini - Per me c'è un problema ben più profondo determinato dalla crisi dell'istituzione familiare e dall'inadeguatezza del nostro sistema educativo. Scuola e Famiglia. Sono i primi pilastri su cui si regge l'intera società".

Se è questo il problema, allora lo si potrà risolvere. Se è solo l'alcol da debellare, individuato il "nemico" lo si può finalmente uccidere. Ma, forse, la questione è molto più complessa. Perché alla fine il giovane che ha aggredito Gabriele Sinopoli è certo che abbia bevuto qualche spritz? Uno, due, dieci? A quale prezzo? O forse se era sobrio la violenza scattava lo stesso.

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