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Mestre

Degrado, Martini: «Il problema non è la mensa di Ca’ Letizia»

Il consigliere comunale: «L’esasperazione dei cittadini è comprensibile ma non è spostandola che si risolve ogni cosa.». Il servizio per la distribuzione pasti caldi si trova nell'area "calda" di Mestre

«La causa del degrado a Mestre non è la mensa Ca' Letizia. Pieno sostegno alla Curia e all'associazione San Vincenzo De Paoli». Per il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme!) l'opera svolta in centro a Mestre per l'offerta di un pasto caldo alle persone in stato di bisogno è un lavoro importante. «Scaricare tutte le responsabilità del degrado della zona sulla mensa di Ca’ Letizia è sviare il problema - dice lo docono anche diversi cittadini che vivono lì. Siamo stati di recente in sopralluogo alla mensa e abbiamo potuto riscontrare che non ci sono problemi di comportamenti inadeguati: gli ospiti vengono accolti prima della cena ed escono in modo altrettanto tranquillo - sostiene Martini - Viene data un’attenzione forte ai singoli e viene garantita, cosa fondamentale, la solidarietà. Pieno sostegno dunque alla Curia e all’Associazione San Vincenzo De Paoli, che stanno facendo un ottimo lavoro, occupandosi di chi ha bisogno».

L'area dove la mensa si trova è quella "calda" di Mestre, della stazione e vie limitrofe fino al centro, in questo momento nel mirino per l'allerta droga, spaccio e degrado. Un territorio dove tra fine ottobre e inizio novembre si sono contati una decina di accoltellamenti, innumerevoli furti, spaccate, scippi e rapine. Un allarme arrivato all'attenzione delle cronache nazionali. E che ha comportato l'ogranizzazione di un eccezionale presidio di sicurezza con tutti i corpi di polizia concentrati e impiegati giorno e notte per riportare serenità ai residenti e alle attività del quartiere.

«L’esasperazione dei cittadini è comprensibile - continua il consigliere - ma non è spostando una mensa che improvvisamente si risolve ogni cosa. Peraltro non è quello che vogliono tutti: le persone con cui ci siamo confrontati, tra cui diversi negozianti, non hanno riportato episodi particolari, ma hanno sicuramente ribadito che serve intervenire in modo sistematico e andando ad affrontare i problemi a monte. Il punto è che in questi anni di politiche della sicurezza e la riduzione dei servizi sociali, resi sicuramente più difficili dal Covid, la situazione è diventata estrema e non si risolve tutto con la bacchetta magica adesso. Di un tavolo condiviso c’è assolutamente bisogno, ma per cercare di andare al nocciolo delle questioni e non per spostare il problema altrove».

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