Mestre Mestre Centro / Via Giosuè Carducci

Contro il degrado lastre d'acciaio sulle panchine di via Carducci

Le sedute in legno sono già state eliminate ora, per impedire i bivacchi degli sbandati, un nuovo intervento elimina del tutto la possibilità di sedere

Prosegue la lunga battaglia di Mestre contro il degrado: ancora una volta nel radar ci sono via Carducci e le strade limitrofe, da sempre “punto caldo” nella lotta agli sbandati e alla microcriminalità. Questa volta, come riporta la Nuova Venezia, a prendere la palla e rimboccarsi le maniche è la stessa società proprietaria del palazzo che ospita, al piano terra, anche il supermercato Simply, la Carducci Srl, che ha deciso di intervenire e togliere, letteralmente, la terra sotto i piedi ai tanti senzatetto e mendicanti che si riuniscono tra le aiuole e la fontana della strada.

SENZA PANCHINE – Mesi fa erano state sistemate siepi e aiuole ed eliminate le sedute di legno dalle panchine in muratura, cercando così di rendere la zona meno “appetibile” per i clochard del centro di Mestre. Purtroppo, però, l'intervento non aveva portato i risultati sperati e, anzi, da quando nella fontana davanti al supermercato è tornata l'acqua corrente sono sempre più numerosi i casi di sbandati che la sfruttano come una specie di bagno pubblico, lavandosi nella piscinetta ad orari improbabili. Questa volta l'intervento è più deciso: le panchine saranno tagliate a livello della cordonata e saranno coperte con lastre di acciaio Korten che andranno ad impedire la possibilità di sedersi, cercando quindi di impedire bivacchi ad ogni ora del giorno e della notte. Il verde pubblico resta, così anche la fontana, ma tutto il resto dovrebbe venire radicalmente mutato dall'intervento di Comune e privati, che lavorano assieme per risolvere il problema. Nemmeno lo stop di Ca' Farsetti ferma l'intervento, ormai previsto per mercoledì: i tecnici del Verde pubblico opereranno grazie ad una delibera che non ha bisogno di altre firme. Forse, con un po' di fortuna, dopo l'arrivo dei tornelli nella biblioteca pubblica di villa Erizzo, la strada poterebbe effettivamente tornare a respirare.

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