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Picchiata a sangue e caricata a forza in auto, 26enne nell'incubo

Avviene tutto venerdì tra Marghera e via Casona a Mestre. Una nigeriana rapinata da suoi ex coinquilini. Ipotesi sequestro di persona

Picchiata, caricata a forza in auto e rapinata della borsa e della spesa. Una lite tra tre donne di nazionalità nigeriana si è tramutata non solo in un pestaggio, ma anche in rapina venerdì mattina in via Bellinato. Una vicenda che ha origine nella città giardino per poi continuare a Mestre, in via Casona. Dove le malintenzionate, con l'aiuto del marito di una delle due, hanno continuato a colpire con calci e pugni la vittima, una 26enne. I motivi della zuffa sono ancora poco chiari, fatto sta che la donna qualche mese fa conviveva con una "rivale" e il marito di lei sempre in via Casona a Mestre. L'origine dello screzio dunque potrebbe risalire al passato, ma i nodi sono arrivati al pettine venerdì, quando un passante verso le 13 chiama la polizia spiegando che davanti ai suoi occhi era scoppiata una zuffa tra tre donne. A un certo punto la vittima è stata caricata contro la sua volontà a bordo di una Opel Corsa bordeaux, il cui numero di targa è stato segnalato agli operatori del 113.

L'auto ha continuato quindi la propria corsa fino a via Casona a Mestre, vicino a dove abitano una 39enne nigeriana e il marito 41enne suo connazionale. E' proprio lui che a quel punto entra in scena, continuando a pestare la 26enne. Lì viene anche rapinata della spesa e anche della borsa, con all'interno soldi e cellulare. Alla fine la vittima riesce a scappare, rifugiandosi in un vicino supermercato e chiedendo aiuto ai dipendenti. Sul volto i segni dei colpi subiti. Una seconda volante, dunque, interviene sul posto soccorrendo la donna e facendosi spiegare cos'era accaduto. Un altro equipaggio nello stesso tempo individua l'Opel Corsa degli aggressori, parcheggiata poco distante. In corrispondenza di un condominio di via Casona.

Entrambi i coniugi sono stati quindi denunciati a piede libero per concorso in rapina e lesioni. La seconda donna che ha partecipato all'aggressione di Marghera, invece, non è ancora stata identificata. Per entrambe le signore potrebbe anche configurarsi l'ipotesi di reato di sequestro di persona in concorso.

A incastrare i due coniugi, oltre al loro riconoscimento della vittima, anche il fatto che durante la perquisizione personale la 39enne aveva in tasca la tessera sanitaria della 26enne rapinata, la cui borsa per ora purtroppo non è stata trovata. Con ogni probabilità era in possesso dell'altra donna ancora sconosciuta. La vittima è stata accompagnata all'ospedale dell'Angelo, dove le sono state riscontrate ferite al volto e alla testa. Per lei una prognosi di dieci giorni.

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