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Lite in Consiglio sull'urbanizzazione di due aree a Favaro e Mestre

Ai 2 ambiti in via Vallenari e Ca' D'Oro, destinati in origine all'edilizia popolare, il Comune imprime una destinazione residenziale. Scano e Visman: «Così si toglie quel poco che resta di agricolo»

Il Consiglio comunale di giovedì con 20 voti favorevoli e 8 contrari ha dato il via libera alla variante 66 al piano degli interventi per il riassetto urbanistico di due ambiti in via Vallenari a Favaro Veneto e in via Ca' D’Oro a Mestre, quasi tutto di proprietà della società immobiliare veneziana, Ive srl, controllata dal Comune di Venezia che detiene il 99,52% del capitale sociale. La classificazione urbanistica dei due ambiti come piani di edilizia economica e popolare (Peep) è decaduta e l'Amministrazione comunale ha stabilito di introdurre nuove funzioni e destinazioni d’uso per favorire lo sviluppo della residenza e servizi urbani complementari. Per il Comune si tratta di una ripianificazione dell'area per il potenziamento delle aree verdi attraverso la riforestazione urbana. È prevista in via Vallenari a Favaro un’area per la realizzazione di una residenza sanitaria assistenziale (rsa).

L'attacco a colpi di emendamenti dei consiglieri 5 Stelle Sara Visman e Davide Scano è immediato. Dito puntato contro «la speculazione edilizia che su quei terreni agricoli consegue dalla delibera, rea di disincentivare il recupero delle costruzioni esistenti consumando suolo e sottraendolo a quel poco che rimane di agricolo e coltivabile». A fronte di una cessione complessiva di circa 32 mila metri quadrati all’Amministrazione comunale da destinarsi a bosco di riforestazione e opere di urbanizzazione viene sviluppata una residenzialità negli ambiti oggetto di variante. Per l'Amministrazione si riduce la cubatura prevista originariamente dal piano degli interventi. E i nuovi edifici che si potranno realizzare, non più di edilizia popolare, rispetteranno i requisiti di sostenibilità ambientale previsti dal regolamento comunale. 

Originariamente, per Visman e Scano, erano pianificate due aree Peep sui terreni Ive e di 4-5 altre proprietà private. E il Comune, una volta scaduta la classificazione, non ha esitato a rimettere la cubatura: 7 mila metri quadri residenziali più un 20 per cento di costruibile che si potrà far atterrare con i crediti edilizi che le società private acquisiscono. Come la ditta Cev, l'impresa che doveva realizzare il palazzo di 6 piani in via Trentin a Mestre e ha rinunciato a parte dell'altezza acquistando il diritto di poter andare a costruire il resto altrove. Altri 4 mila metri quadrati di edificabile risulterebbero nelle aree private, +20% di crediti edilizi, altri 6-7 mila quadri, per un totale residenziale compreso il credito di potenziali altri 21 mila metri quadri (3 ettari circa), cioè 464 abitanti teorici, con i 7500 metri quadri della residenza per anziani. Erano inizialmente 46 mila i metri quadri le aree Peep decadute. «L'espansione della città oltre il perimetro è retrograda - affermano i consiglieri 5 Stelle - perché la popolazione del Comune è passata da 270.801 a 259.257 residenti nell'ultimo decennio. Non siamo di fronte a un potenziamento delle aree verdi attraverso la riforestazione urbana - continuano -. La volontà dell'Amministrazione comunale è ancora, dopo la delibera delle residenze per favorire il ricongiungimento famigliare sulla cintura urbana, insediare nuova edilizia e favorire l'urbanizzazione delle poche aree agricole rimaste nel comune».

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